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Posts Tagged ‘museo’

da La Repubblica 01 Agosto 2015 di Tomaso Montanari

LunettaTorrita

Torrita di Siena una lunetta di marmo del padre del Rinascimento
«QUI C’È ancora una quantità di cose belle che non ho visto: perché io non visito le città, lascio che entrino dentro di me, per osmosi». Così scriveva Simone Weil, da Firenze, nel maggio del 1937: così possiamo pensare anche noi, all’inizio dell’agosto, il tempo che più di ogni altro tempo dell’anno può permetterci di vedere la quantità di cose belle che non abbiamo visto. Ora che siamo liberi possiamo uscire dalle strade più veloci, consentirci una deviazione, entrare in quella chiesa, in quel museo o in quella piazza in cui non siamo mai entrati: anzi, possiamo lasciare che essi entrino dentro di noi, come scriveva la Weil, ispiratissima. Ed entrare in comunione col paesaggio e la sua storia è un’esperienza che trascende il lato estetico della vita: perché – come ha detto Piero Calamandrei – «voi lo sapete che in Italia, e specialmente in Toscana, ogni borgo, ogni svolto di strada, ogni collina ha un volto, come quello di una persona viva: non vi è curva di poggi o campanile di pieve che non si affacci nel nostro cuore col nome di un poeta o di un pittore, col ricordo di un evento storico che conta per noi quanto le gioie o i lutti della nostra famiglia. Non si tratta di letteratura, si tratta di vita».

(clicca sotto per leggere)

MontanariLunettaTorrita1

da La Repubblica 01 Agosto 2015 di Tomaso Montanari

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MuseoSassoPisano2Il TIRRENO – 08 Luglio 2015

CASTELNUOVO VALDICECINA – Sasso Pisano: tra le opere già disponibili anche doni di Bocelli e Ferragamo L’opposizione fa un blitz e rileva che i materiali giacciono in stato di abbandono.

Ci sono gli spartiti e una serie di inediti firmati dal tenore nazionale Andrea Bocelli. E ancora il tocco dello stilista Ferragamo, insieme a una maglietta della Nazionale realizzata ad hoc, oggetti spaziali della Kaiser e un corpetto da marinaio del 1800, uscito per la prima volta nella storia dalle stanze dell’Accademia Navale di Livorno. E ancora medaglie dell’Università di Pisa e del presidente della Repubblica, foglie d’oro di Manetti, cappelli artistici di Grevi, terracotte Mital realizzate a tema. In altre parole, lo scrigno chic dell’artigianato toscano di quello che dovrebbe diventare il Museo delle arti e dei mestieri della Toscana c’è ormai da tempo

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Expo2015Eataly

Al Ministro Franceschini.

L’improvvisata convocazione di una congerie insensata di capolavori dell’arte italiana, provenienti dai luoghi più disparati, nel padiglione fieristico di Expo “Eataly”, è il culmine di due processi che si intrecciano inesorabilmente: la mercificazione e la privatizzazione del patrimonio culturale e la distruzione materiale e intellettuale del contesto. Ed è crudele il paradosso per cui sotto le bandiere della biodiversità si massacra ogni residuo legame delle opere d’arte con il loro territorio.

La raffica di banalizzazioni commerciali irresponsabilmente affidate a un Vittorio Sgarbi è solo la più visibile manifestazione di questa deriva.

Chiunque abbia a cuore il destino del patrimonio artistico italiano non può assistere in silenzio alla spirale che è stata imboccata negli ultimi tempi, con un crescente grado di improvvisazione. Troppi dimenticano o fingono di dimenticare quanto queste opere siano fragili, così come è dimostrato dagli incidenti piccoli e grandi che anche in tempi recenti non sono mancati. Ma al di là del repentaglio cui vengono sottoposte le opere, preoccupa il radicarsi di un atteggiamento diffuso che nel perseguire l’evento a tutti i costi dimentica le vere sfide poste dalla manutenzione e dalla salvaguardia del nostro inestimabile patrimonio: che sono l’aumento e la redistribuzione di una vera conoscenza fondata sull’innovazione del sapere, cioè sulla ricerca.

Si dimentica che solo dalla conoscenza critica può nascere una vera crescita civile: quel «pieno sviluppo della persona umana» che la Costituzione segna come obiettivo finale della tutela del patrimonio storico e artistico della Nazione.

La grandezza dell’arte italiana è nel tessuto inestricabile, radicato in un territorio unico al mondo, per cui le opere maggiori e i contesti minori si illuminano a vicenda. Nell’insegnamento quotidiano noi docenti universitari di storia dell’arte cerchiamo di trasmettere ai nostri allievi la consapevolezza di questa complessità, l’importanza di capire le opere in relazione al contesto per cui sono nate, nei confronti specifici che ne rivelano le qualità uniche e irripetibili. Le mostre si stanno imponendo come orizzonte sempre più esclusivo del ‘consumo’ delle opere d’arte, per la fame di eventi che governa la società dello spettacolo: ma non è di queste mostre-zoo che abbiamo bisogno.

Expo2015EatalyPerugino

Lo sradicamento selvaggio dal contesto delle opere d’arte, considerate alla stregua di meri prodotti da commercializzare, si è fatto sempre più frenetico e irragionevole, e promette sviluppi anche più sconsiderati, su scala globale. Questa deregulation – di cui la kermesse Tesori d’Italia rappresenta un emblema eloquente – deve indurre in tutti un serio esame di coscienza.

Chiediamo dunque al ministro Dario Franceschini di introdurre nel Codice dei Beni Culturali articoli che disciplinino più severamente la movimentazione delle opere d’arte in Italia, garantiscano la tutela dei manufatti più fragili, restituiscano alle soprintendenze l’ultima parola, escludano le pressioni politiche, impongano tempistiche e progettualità, arginino le improvvisazioni dilaganti per cui non mancheranno mai l’imbonitore di turno e il politico complice.

Il grande circo delle mostre rende evidente che la Repubblica non sta affatto tutelando il patrimonio storico e artistico della Nazione: gli storici dell’arte delle università italiane, delle soprintendenze, degli istituti centrali ed enti di ricerca, delle accademie e delle scuole, chiedono fermamente che essa ritorni a farlo.

Francesco Caglioti

Andrea De Marchi

Per aderire all’appello,  potete scrivere all’indirizzo, indicando anche il ruolo con cui volete essere segnalati

per aggiungere la propria firma:

appellomostre@gmail.com

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dal Corriere di Siena 5 Maggio 2015

Sallustio bandini in gabbiaR

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S.Bandini Corr. di SienaR

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dal Corriere di Siena 5 Maggio 2015

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dalla Nazione Siena 12 Aprile 2015

Alla Libreria Piccolomini la meraviglia di Pinturicchio

EneaBasileaPinturicchioUN GIOIELLO che torna all’antico splendore. Il riferimento è alla Libreria Piccolomini nella Cattedrale di Santa Maria Assunta dove, ieri, sono stati presentati i recenti restauri commissionati dall’Opera della Metropolitana ed eseguiti tra il settembre 2014 e il marzo 2015 dal laboratorio di restauro di Fabrizio Iacopini e dalla Diana vetrate d’arte – mosaici, con la direzione dei lavori da parte dell’architetto Annalisa Pisaneschi e l’alta sorveglianza della dottoressa Anna Maria Emanuele della Soprintendenza. La Libreria Piccolomini si presenta, per più versi, come un unicum nel panorama artistico del Rinascimento: la posizione della biblioteca all’interno della cattedrale, gli affreschi che decorano

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da Il CittadinoOnLine – 06 feb 2015

SMSnienteZumba2015

SIENA. “Quest’anno niente zumba al Santa Maria della Scala”. Parrebbe definitiva ed annunciata nelle ultime ore la decisione della Giunta comunale di Siena in merito alla nuova edizione di “Siena sport week” , in merito allo svolgimento nei prestigiosi luoghi museali del Santa Maria della Scala come invece avvenne lo scorso anno.
Lorenzo Rosso fu, nella passata stagione dell’edizione, tra i più feroci critici dell’iniziativa: “non si può fare step, boxe e zumba a pochi centimetri da opere di inestimabile valore artistico, è una vera offesa a Siena, una vergogna”, tuonò il politico tra i leader dell’opposizione.
“Sono soddisfatto – dice oggi Lorenzo Rosso, Portavoce di Siena di Fratelli d’Italia. Se la notizia verrà confermata dobbiamo esserne felici. Per Siena e per una delle Istituzioni tra le più amate, come il Santa Maria della Scala. Quelle immagini di boxe e sudori accanto a quadri di valore inestimabile, gli step ed i salti sugli antichi pavimenti e la zumba accanto alle opere d’arte, ferirono molto la sensibilità di noi senesi che amiamo per intero la nostra città”.
Eppure qualche giorno fa alcuni esponenti non meglio precisati di “Siena Sport Week avevano postato sui social network il seguente post :” Dopo il grande successo dello scorso anno…vi invitiamo a questa nuova edizione con tante

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da La Nazione Siena 30 gen 2015

SanitàToscanaCorpoAnima

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LA NAZIONE SIENA dom, 25 gen 2015

La forma di gestione sarà presentata agli Stati Generali della cultura

SMariaScalaNoFondazione

CHI PENSAVA che il dibattito culturale fosse finito in soffitta, forse avrà modo (e speranza) di ricredersi. L’assessore Vedovelli, infatti, ha annunciato per le prossime settimane la convocazione degli Stati Generali della cultura. L’appuntamento da segnare in calendario è, dunque, per il 24 febbraio, al Santa Maria della Scala. Da quella giornata di confronto, confida l’assessore, usciranno le linee guida che delineeranno la cornice generale e gli obiettivi strategici della politica culturale senese. Cosa aspettarsi dunque? In teoria, il culmine di un grande percorso partecipativo che è già in atto.

SMariadellaScalaVistaDuomoNon è un mistero, infatti, che l’assessore stia incontrando con una certa frequenza gli operatori cittadini attivi nei vari campi delle arti, dalla musica, alla danza, al teatro fino alle arti visive. In queste settimane, dunque, dovrebbero tenersi dei tavoli preparatori in cui questi soggetti elaboreranno dei documenti, ognuno nel proprio ambito, che diventeranno poi l’oggetto della discussione di quel giorno. Discussione che dovrà portare, appunto, a tracciare la cornice generale in cui si inseriranno le

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CORRIERE FIORENTINO Sabato 27 Dicembre, 2014

SienaSeMariaFondi

Caro direttore, 
quasi 40 anni fa (11 aprile 1976) il Corriere della Sera si fece portavoce della lungimirante intuizione di uno storico dell’arte del calibro di Cesare Brandi di trasformare Santa Maria della Scala, il ciclopico e millenario ospedale senese, nella prestigiosa sede delle raccolte d’arte della città. La proposta di Brandi fu accolta con entusiasmo da intellettuali italiani e stranieri. Seguirono studi, convegni, quindi i primi lavori, diretti da Guido Canali, un architetto di fama, esperto in allestimenti museali. Sembrò che si potesse finalmente attuare quella struttura che Siena agognava da sempre. 
Ben presto però il progetto cambiò volto e invece di completare gli spazi destinati alle esposizioni stabili si privilegiarono quelli per le mostre temporanee. Alcune risultarono di forte richiamo e di indubbio spessore scientifico, come lo fu la presenza dell’Ilaud di Giancarlo De Carlo, che per nove anni fece di Siena una piccola capitale dell’architettura. Ma al progetto iniziale, quello appunto della creazione di un centro museale ricco di opere permanenti e di strutture per il loro studio, la loro valorizzazione e la loro tutela, non si dava ancora l’avvio. 
Oggi sono previsti in arrivo finanziamenti della Regione e del ministero dei Beni e delle Attività Culturali che auspichiamo non siano destinati a progetti effimeri come quelli prodotti per la candidatura di Siena a Capitale europea della cultura 2019. Tali progetti possono essere sviluppati a Siena o in qualsiasi altra città, non solo italiana e non solo europea. Non hanno legami con il territorio e rispondono a quella dottrina del temporaneo che deprechiamo. 
L’impressione, anzi la certezza, di molti osservatori è che si tratti di iniziative finalizzate ad attrarre soprattutto consensi attraverso argomenti di richiamo, così da esaltare l’immagine da mecenati dei

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LA NAZIONE SIENA 30 dic 2014

AscianoLapidi1600UN RITROVAMENTO che rappresenta un ulteriore tassello nella ricostruzione della storia di Asciano e soprattutto della sua grande tradizione nella produzione ceramica. Tutto è iniziato lo scorso giugno quando due appassionati di storia locale, Giovanni Maccherini e Giorgio Romi, chiedono alla famiglia Magi, proprietaria di un piccolo giardino nell’antico quartiere del Cocciaio sede nel 1500 di almeno 10 fornaci, di poter scavare a proprie spese sotto piccoli residui di travertino evidentemente frammenti di manufatti più grandi. Vengono così alla luce tre importanti lastre tombali, tutte del 1600 circa, una con iscrizione, una con motivi geometrici e l’altra con riferimenti ad una locale confraternita. La lastra più importante, con iscrizione in latino, era parte della sepoltura di un cerusico della famiglia Philigelli, quindi il giardino era anticamente un piccolo cimitero dentro le mura. La famiglia Philigelli è citata nello statuto dei Vasari ascianesi del 1540 attualmente custodito al Museo delle Biccherne a Siena. A questa famiglia appartenevano tre pezzi ceramici di enorme importanza tanto da essere conservati nel British Museum di Londra. I tre pezzi saranno collocati stabilmente al Museo Corboli.

LA NAZIONE SIENA 30 dic 2014

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