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Posts Tagged ‘Montagnola Senese’

Il problema delle cave di “marmo” [alcune di fatto di carbonato di calcio] esiste anche nella Montagnola Senese dove operano ben due impianti per frantumare il marmo.  Le cave che mirano al carbonato di calcio sono 100 volte piu’ grandi delle cave coltivate dalle due ditte che mirano al marmo ornamentale.
apuane 1
LA DISTRUZIONE DELLE APUANE
È A RISCHIO IL PIANO DEL PAESAGGIO TOSCANO
Auditorium della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze
via Folco Portinari, 5
mercoledì 25 giugno, ore 11.30
 
La Rete dei comitati per la difesa del territorio convoca una Conferenza stampa per informare sul livello elevatissimo di distruzione del territorio delle Apuane, bene paesaggistico e culturale senza pari in Italia e in Europa, e per attirare l’attenzione sulle difficoltà che incontrano in questa fase iprovvedimenti di legge in materia territoriale e ambientale nell’ambito della regione Toscana, segnatamente il Piano Paesaggistico.
Apre la Conferenza stampa: Mauro Chessa (Presidente della Rete)
Illustra il tema: Paolo Baldeschi ( professore della Facoltà di Architettura di Firenze e membro della Giunta della Rete);
Interviene: Eros Tetti (Comitato “Salviamo le Apuane” e membro della Giunta della Rete)
Conclude: Alberto Asor Rosa
Durante la Conferenza stampa saranno proiettate eloquenti immagini delle distruzioni in atto sulle Apuane.
 
Sono stati invitati a partecipare il Presidente Enrico Rossi e gli assessori regionali competenti.
 info: Nino Criscenti 335 8310641 – Sergio Morozzi 327 8353356
Un Piano di Alternativo per le Alpi Apuane ad un anno dal Terremoto.
Un incontro per dare speranza e futuro a chi vuol vivere le Apuane salvaguardandole.
Salviamo le Apuane si ritrova di nuovo a Casola in Lunigiana ad un anno dal Terremoto, l’incontro  è per continuare dal basso la costruzione di un Piano Alternativo di Sviluppo per le Alpi Apuane duramente devastate dall’escavazione del Marmo e del Carbonato di calcio.
Oggi sui vari territori stiamo incontrando tante realtà che sono in moto per cercare di costruirsi un futuro sulle nostre montagne, purtroppo però il territorio e l’economia sono tenute in scacco dalla monocultura del marmo, invasiva e devastante per sua natura, tanto da non poter convivere facilmente con altre attività umane.
A fronte delle poche centinaia di occupati, crediamo fermamente che il nostro territorio possa sviluppare molti più posti di lavoro con economie durevoli che possano cioè svilupparsi in sintonia con l’ambiente ed il paesaggio senza distruggerli in modo irreversibile.
Sarà un incontro che prosegue, dopo il partecipatissimo convegno di primavera a Lucca, il percorso intrapreso dal movimento in questi anni, Salviamo le Apuane infatti non solo denuncia le estreme condizioni ambientali del nostro territorio, non solo si preoccupa di fare proposte alternative ma si impegna direttamente nella costruzione delle proposte presentate. L’unica via possibile per cambiare è produrre qualcosa che rimpiazzi ciò che ormai ci va stretto, quel qualcosa in questo caso è una nuova economia, un nuovo sistema solidale che faccia ritornare a vivere in pieno equilibrio nel paesaggio.
Il nostro movimento è costantemente in prima linea sui territori apuani per poter rendere speranza e forza alle nostre popolazioni e contrastare non solo la devastazione ma anche il progressivo abbandono.
Si festeggerà con questo incontro anche i quattro anni dal primo incontro pubblico del movimento dove fu redatta la famosa “Carta delle Apuane”. Con Salviamo le Apuane si è aperta di fatto una nuova fase per la difesa del territorio, portando la questione Apuane al primo posto nel dibattito politico, su alcuni delle maggiori testate europee e avviando un processo partecipato dal basso cose mai successa prima, questo è solo l’inizio del nostro lavoro che non molleremo perchè per noi apuani è a rischio il nostro futuro in questi luoghi che ci ospitano da millenni.
Un momento importante per le Alpi Apuane e per le comunità che ci vivono, un altro passo sul sentiero che ci conduce ad una ripresa della nostra terra e della nostra cultura.
Di seguito il programma:
Casola in Lunigiana 21 Giugno 2014 ore 15:00 
Presso la sala consiliare del municipio
Saluti istituzionali
Lettura della Carte delle Apuane
Giovani di Assoc. Aeliante
Introduzione Mauro Chessa
Presidente ReTe dei comitati per la difesa del Territorio – Sul disastro Apuane
Giorgio Pizziolo
La Bioregione Apuana come ambito dello sviluppo economico-sociale alternativo
Fabio Baroni
Il Piano di Sviluppo Economico Integrato delle Apuane. La prima proposta.
Eros Tetti
Un piano di promozione per le Apuane
A seguire interventi dei vari portatori di interesse 
Con preghiera di diffusione.
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A tutti i sostenitori del Comitato Montagnola

In allegato, le osservazioni del CMS e di WWF, CAI e Legambiente alla valutazione di impatto ambientale avviato per due nuove cave di marmo nella Montagnola Senese, le ex-cave di Baulino e Moscona.

Buona lettura, e speriamo di bloccarle!

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La possibile riapertura di due cave sulla Montagnola Senese rischia di causare la distruzione di una delle più importanti e suggestive grotte dell?area, conosciuta come “Grotta dell’Ugola”. Per questo le associazioni territoriali del Club Alpino Italiano, WWF e Legambiente si oppongono ai progetti  presentati dalla società M.A.C. S.r.l. al Comune di Sovicille, con cui si vorrebbe riaprire antichi siti estrattivi ormai abbandonati da decenni ed in parte rinaturalizzati da boschi di leccio e macchia mediterranea.

La Grotta dell’Ugola, che si sviluppa in corrispondenza della cava abbandonata “Moscona”, è annoverata nel Catasto Regionale delle Grotte e Aree Carsiche ed è celebre per la morfologia e singolare bellezza delle sue concrezioni, in quanto insiste sulla pregiata formazione rocciosa del marmo giallo di Siena. Inoltre, la grotta rappresenta luogo di regolare ricovero e riproduzione per diverse specie di pipistrelli protette dalla normativa italiana ed europea.

I progetti di riapertura delle cave, per un?area complessiva di circa 8 ettari, sono interamente compresi nel Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.) delle Montagnola Senese, istituito nel 1998 sulla base della Direttiva “Habitat” (Dir. 92/43/CEE) per tutelare particolari habitat e specie di interesse conservazionistico europeo. L’area della Montagnola Senese inoltre, collegandosi al sistema della via Francigena, è centro di un complesso di pievi, abbazie e castelli che connotano la zona anche per rilevanza storico-artistica, archeologica e paesaggistica.

In questo contesto, un ulteriore problema potrebbe essere creato dalle tecniche estrattive che prevedono l?uso del filo e delle seghe diamantate, che comportano un ingente consumo di acqua e produzione di importanti quantitativi di materiale fangoso di scarto. La classificazione della zona come area ad elevata sensibilità per l?acquifero è un altro motivo di forte preoccupazione.

L?auspicio è che il Comune di Sovicille e la Provincia di Siena rispettino e si facciano garanti della normativa regionale relativa alla tutela e salvaguardia del Patrimonio speleologico e naturalistico, evitando così la perdita di un bene unico nel suo genere.

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Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, questo dossier fotografico realizzato da Helen Ampt

Alcune foto della cava di Pagaccino, coltivata dalla MAC srl.

Nel 2008, il Comune di Sovicille ha autorizzato un progetto con un primo lotto di 270.000 metri cubi da scavare in 5 anni.  Per un tale volume, un periodo piu’ consono sarebbe stato 54 anni (calcolo basato sul fabbisogno provinciale di marmo, sulla produzione minimo del 20% di blocchi e sul fatto che ci sono altre 5 cave di marmo attive in Montagnola).  Alla conferenza dei servizi, la Provincia e l’ARPAT avevano tutte le ragioni possibili per rifiutare l’autorizzazione di questo scempio, invece hanno dato parere positivo alla procedura di VIA e al progetto.

La produzione di blocchi dichiarata rispettivamente nel 2006, 2007 e 2008 e’ stata del 6,7%, 5% e 7%, mentre in verità blocchi più grandi di 60 cm non sarebbero mai stati visti.

Foto sfocata da Meletro.  Si vede chiaramente il raddoppio della superfice della cava negli ultimi mesi (la meta’ piu’ chiara a sinistra) che nel 2008 era tutto bosco.

A sinistra, una recente frana che interessa la parte “ripristinata”.   Notate la terra grigia di provenienza sconosciuta (rifiuti speciali?) scaricata nel piazzale.

Il prodotto di cava.  La scavatrice che carica i camion che fanno la spola al granulatore. Riuscite a vedere qualche blocco di marmo?

Sicurezza sul lavoro?  Le scavatrici aggrediscono la parete in pieno Sito di Importanza Comunitaria.

Due scavatrici in alto sopra il piazzale, dove si vede ancora la terza scavatrice della penultima foto.

Due scavatrici (martellone per rompere il marmo e benna per raccogliere i pezzi) che lavorano sull’orlo del precipizio.  Notate recinto fatiscente in primo piano.

Ubicazione della cava di Pagaccino:  nel SIC Montagnola, nella gola del Rosia, sopra Ponte della Pia, e prospiciente l’eremo di Santa Lucia nel SIC Alta Merse.

Ora che il nuovo progetto e’ stato approvato, il Comune e la Provincia parlano di chiudere la cava e di dare alla MAC una nuova superficie a Rassa, nel cuore della Montagnola!!  Secondo il CMS, questa ditta non ha le credenziali per scavare marmo, non avendo mai prodotto blocchi ed essendo proprietario di un granulatore recentemente ingrandito.
[sotto] VERI blocchi di MARMO che misurano circa 3x1x1 metri estratti nella cava MARRONETONE presso Molli, (Sovicille). Le vere cave di marmo hanno un aspetto diverso da Pagaccino!

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Questo post nasce come focus  su problematiche apuane, ma purtroppo rappresenta un acuto grido di allarme sui problemi derivante da una indiscriminata estrazione di materiali lapidei dalle cave della Montagnola Senese. I dati riportati da Mauro Chessa non lasciano molto spazio a visioni ottimistiche di lungo periodo, e lasciano intravedere un impauperimento progressivo dei giacimenti minerari e del valore ambientale della Montagnola a causa di una estrazione finalizzata ad usi che potrebbero risultare impropri e borderline rispetto le autorizzazioni rilasciate (n.di I.N.S.)

Apuane: 279 modi per dire carbonato di calcio By Eros Tetti in Salviamo le Apuane (Fileshttp://www.territorialmente.it/documenti/rete/Apuane-Chessa.pdf

Da Acquabianca a Zebrino, passando per il melenso Fior di pesco, l’esoterico Grigio trambiserra, l’aristocratico Persichino della rava, l’improbabile Verde Luana. I più noti probabilmente sono il Bardiglio, il Cipollino e il Bianco, il sovrano è certamente lo Statuario.

Sono le varietà commerciali dei marmi, secondo il Progetto Marmi Alpi Apuane, elaborato dal Centro di GeoTecnologie dell’Università di Siena per la Regione Toscana (2007).

Ma negli ultimi 2 decenni si è affermata una categoria merceologica trasversale: il detrito di marmo, gli scarti di lavorazione che alimentano i ‘ravaneti’, cioè le discariche minerarie delle Apuane.

Il detrito viene polverizzato in carbonato di calcio e così impiegato per la produzione di plastiche, gomme, pneumatici, isolanti, vernici, colle, carta, prodotti chimici, farmaceutici, cosmetici e nell’edilizia.

Solo per l’abbattimento degli ossidi di zolfo nelle emissioni di una centrale elettrica a carbone da 1.000 Megawatt ne servono 50.000 metri cubi all’anno; 1.500 tonnellate all’anno per il dentifricio venduto in Italia; poi una quantità indefinita nei mangimi e negli alimenti. In effetti l’interesse per il carbonato di calcio nasce nei primi anni ’90, quando venne abbassato il grado di purezza di quello utilizzabile nell’industria alimentare, così rientrò nei limiti il marmo delle Apuane: si chiudeva l’era della ‘Milano da bere’ e si apriva quella delle Apuane da mangiare.

La seconda vita del marmo potrebbe essere positiva, meglio usare che buttare, anche per gli aspetti ambientali, se comportasse il risanamento dei ravaneti instabili, recenti, e rappresentasse un incentivo al recupero della ‘marmettola’ (la poltiglia derivante dalla lavorazione dei blocchi).

Ma così non è stato perché alcuni imprenditori non hanno visto nel commercio degli scarti un accessorio, da sviluppare con le tecniche ed i modi opportuni sul materiale che andrebbe perso, ma un’attività che giustifica di per se l’escavazione e l’aggressione piratesca dei ravaneti.

Il detrito ha un valore assai inferiore rispetto ai blocchi, ma la nuova economia è interessante perché è meno legata alla stagionalità, richiede tecniche poco impegnative, meno personale non particolarmente specializzato ed attrezzature ordinarie. Si tratta cioè di una attività ‘flessibile’, poco rischiosa e quindi particolarmente appetibile, soprattutto in tempi di mercati instabili e volatili.

Inoltre la produzione del marmo in blocchi è diventata assai più rapida, liberando tempo, a parità di quantitativo prodotto, per altre attività: l’introduzione del diamante sintetico negli utensili da taglio (che si è affermata proprio nel periodo in cui si scopriva la redditività del carbonato di calcio) ha incrementato la capacità di taglio dai 0,23 – 0,88 mq/ora del filo elicoidale agli 8 – 12 mq/ora attuali del filo diamantato: quello che prima si faceva in un giorno oggi richiede meno di un’ora.

Il caso carbonato di calcio è da inquadrare in un contesto ampio, dove giocano un ruolo la diminuzione degli addetti nel comparto e la particolare attitudine di alcuni a perseguire la mera ricerca del profitto, tanto da portare il sindaco di Carrara a dichiarare che il Comune «deve tornare a essere proprietario delle cave e darle solo a chi le lavora nel rispetto della legalità» (settembre 2010). (altro…)

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IL CONTESTO AMBIENTALE: SAPEVI CHE…?
Il comprensorio adiacente alla piana di Ampugnano rientra tra le 20 aree più rappresentative per la tutela della biodiversità della ecoregione mediterranea.


Come riporta il PIT2005-2010 (Piano di Indirizzo Territoriale della Regione Toscana), “l’aeroporto di Ampugnano, è situato a 13 Km da Siena, nel territorio del Comune di Sovicille, in una piana di particolare pregio paesaggistico”.
L’area del territorio senese interessata direttamente e indirettamente dall’espansione dell’aeroporto di Ampugnano comprende la Montagnola Senese e le valli dei fiumi Farma e Merse e costituisce un raro complesso naturale continuo ed esteso: si tratta infatti di oltre 36.000 ettari di boschi, alvei fluviali, praterie e aree agricole tradizionali, zone in cui l’attività umana si è mantenuta a livelli che hanno permesso la conservazione di un numero di specie e di habitat fra i più elevati d’Italia. Per questo motivo in questo comprensorio esistono quattro Riserve Naturali Regionali, una Riserva Statale e ben quattro Siti di Importanza Comunitaria (SIC), questi ultimi istituiti sulla base della Direttiva “Habitat” (Dir. 92/43/CEE) per tutelare particolari habitat e specie di interesse conservazionistico europeo.

Inoltre tutta la zona in questione è fra quelle considerate a priorità di conservazione da parte del WWF Italia, poiché rientra tra le 20 aree più rappresentative per la tutela della biodiversità della ecoregione mediterranea [1]. Tale considerazione deriva da studi approfonditi che l’associazione ha concluso in diversi anni a scala nazionale, individuando in tutta Italia le aree prioritarie in cui investire risorse e capacità progettuale per mantenere e se necessario migliorare lo stato della biodiversità, quale patrimonio delle generazioni future e materiale indispensabile per la continuità della vita sulla Terra.

 

I SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e le Riserve Naturali regionali del comprensorio Montagnola Senese e Valli del Farma Merse, un vasto sistema ad alta naturalità che verrebbe interessato dal progetto di ampliamento dell’Aeroporto.

Bibliografia

[1] F.Bulgarini, S.Petrella, C.Teofili (a cura di), 2006. Biodiversity Vision dell’Ecoregione Mediterraneo Centrale. WWF Italia-MIUR, Roma.

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