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Posts Tagged ‘Laura comi’

tozziL’Associazione Italia Nostra sezione di Siena esprime preoccupazione per il grande impiego che si sta facendo degli impianti ad alta temperatura, che sono inquinanti e vanno contro il protocollo di Kyoto, servano essi per trattare i rifiuti o le biomasse.

Gli impianti ad alta temperatura per le biomasse, che bruciano paglia e granaglie, vengono proposti come una conquista, ma la centrale a biomasse di Gallina, senza i certificati verdi,  non risulta economicamente conveniente. Sarebbe più semplice dare i certificati verdi agli agricoltori che tritano e interrano la paglia, perché questa operazione migliorerebbe la fertilità del suolo e contribuirebbe al risparmio energetico. Prima di approvare l’impianto a biomasse, si dovevano mettere a confronto le possibili alternative più rispettose dell’ambiente, e i cittadini dovevano essere coinvolti nella scelta. 

Si danno finanziamenti pubblici per impianti così discussi, mentre  il nostro ottimo grano, uno dei migliori del mondo, viene venduto a prezzi infimi che non compensano neppure i costi di produzione. Si ricorre in modo sempre più massiccio al grano di importazione, che risulta non solo di qualità inferiore, ma spesso infestato da parassiti e da funghi, contaminato da veleni, talvolta  radioattivo;  non si considera il costo ambientale dei trasporti.

La perdita dell’autonomia alimentare è una grossa sconfitta per la nostra nazione, che viene a trovarsi nella condizione di dipendere in tutto e per tutto dagli altri Paesi.

Se il nostro grano non vale più niente, anche i terreni agrari non varranno più niente: la speculazione edilizia metterà gli occhi addosso a questi terreni , che verranno abbandonati, e poi venduti per essere urbanizzati con sempre nuove costruzioni, spesso inutilizzate.

Abbiamo letto sul Corriere di Siena del 22 u.s. la presa di posizione del  Comune di Castiglion d’Orcia e della stessa Provincia.

Siamo rimasti sconcertati da alcune affermazioni. Questi Enti hanno scritto di ritenere “non appropriato partecipare a iniziative programmate da altri soggetti senza un preventivo coinvolgimento delle istituzioni”: ebbene, a noi risulta che, al contrario,  i rappresentanti del Comitato si siano recati nei vari Comuni della Valdorcia per parlare con i Sindaci e con gli Assessori.  

 Si scrive che “sulla bontà della tipologia di questi impianti si sono espressi favorevolmente associazioni ambientaliste”; non certo Italia Nostra, né a livello nazionale né locale.

Leggiamo che “ In un paese <normale> la fiducia deve essere riposta sulle istituzioni preposte alla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini e non su soggetti che esprimono considerazioni frutto di opinioni personali più o meno interessate”; ma quali interessi si pensa che abbiano i cittadini,  se  non quelli della tutela della salute e del territorio? Quanto alla fiducia nelle Istituzioni, questa  non può essere accordata  a priori, senza le verifiche che ogni cittadino ha diritto di chiedere e di ottenere.

 

Siena,  25 ottobre 2009

 

                                                                   Italia Nostra, sezione di Siena

                                                                   La Presidente Lucilla Tozzi

                                                                   Il Consigliere Laura Comi, medico ufficiale sanitario

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tozzi

In primo piano il Presidente Provinciale di Italia Nostra di Siena, Prof.ssa Lucilla Tozzi; a fianco, sulla destra, il Consigliere membro del Direttivo Provinciale, Dott.ssa Laura Comi

Sono medico ufficiale sanitario e Consigliere del Direttivo della sezione di Siena di Italia Nostra, e nel portarvi i saluti della Presidente Lucilla Tozzi, esprimo le preoccupazioni della nostra Associazione per il grande impiego che si sta facendo degli impianti ad altissima temperatura, che vanno contro il protocollo di Kyoto, servano essi per trattare i rifiuti o le biomasse.

 Gli impianti ad alta temperatura per le biomasse, che bruciano anche le granaglie, vengono proposti come una conquista; la centrale a biomasse di Gallina è stata  presentata  come possibilità di guadagno per gli agricoltori; senza i certificati verdi, l’impianto non risulterebbe economicamente conveniente. Si sta facendo una politica di disincentivazione del nostro ottimo grano, uno dei migliori del mondo, venduto a prezzi infimi che non compensano neppure i costi di produzione.

Si ricorre in modo sempre più massiccio al grano di importazione, che risulta non solo di qualità inferiore, ma spesso infestato da parassiti e da funghi, contaminato da veleni, talvolta  radioattivo;  non si considera il costo ambientale dei trasporti.

In questo modo la nostra terra, vocata all’agricoltura, viene penalizzata; e la perdita dell’autonomia alimentare è una grossa sconfitta per la nostra nazione, che viene a trovarsi nella condizione di dipendere in tutto e per tutto dagli altri Paesi.

Se il nostro grano non vale più niente, anche i terreni agrari non varranno più niente: la speculazione edilizia metterà gli occhi addosso a questi terreni , che verranno abbandonati, e poi venduti per essere urbanizzati con sempre nuove costruzioni, spesso inutilizzate.

Abbiamo letto proprio ieri sul Corriere di Siena la presa di posizione del  Comune di Castiglion d’Orcia e della stessa Provincia.

Siamo rimasti sconcertati da alcune affermazioni. Questi Enti “ritengono non appropriato partecipare a iniziative programmate da altri soggetti senza un preventivo coinvolgimento delle istituzioni”: ebbene, a noi risulta che, al contrario,  i rappresentanti del Comitato si siano recati nei vari Comuni della Valdorcia per parlare con i Sindaci e con gli Assessori.  

 Si scrive che “sulla bontà della tipologia di questi impianti si sono espressi favorevolmente associazioni ambientaliste”; non certo Italia Nostra, né a livello nazionale né locale.

 E inoltre: “Il progetto in corso di realizzazione sarà fornito di abbattitori e catalizzatori che elimineranno ulteriormente le emissioni”: ma quanto costeranno le operazioni di controllo? Non sarebbe più semplice usare i certificati verdi per aiutare finanziariamente gli agricoltori che tritano la paglia lasciandola nei campi?

Leggiamo che “ In un paese <normale> la fiducia deve essere riposta sulle istituzioni preposte alla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini e non su soggetti che esprimono considerazioni frutto di opinioni personali più o meno interessate”; ma quali interessi si pensa che abbiano i cittadini,  se  non quelli della tutela della salute e del territorio? Quanto alla fiducia nelle Istituzioni, questa  non può essere accordata  a priori, senza le verifiche che ogni cittadino ha diritto di chiedere e di ottenere.

 Gli Amministratori, rifiutando di partecipare all’incontro proposto dal Comitato, escludono di fatto ogni dialogo non solo con i cittadini, ma, ciò che è più grave, con gli studiosi e gli esperti  in cui questi cittadini ripongono la loro fiducia 

Italia Nostra ringrazia i relatori e il Comitato organizzatore.

 

 Siena, 23 ottobre 2009

 

                                                                          Italia Nostra, sezione di Siena

                                                                          Il Consigliere Laura Comi

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insiena.jpgRispondiamo agli articoli pubblicati sul Corriere di Siena il 23 luglio u.s., relativi all’impianto a biomasse di Gallina, l’uno a firma Legacoop e Confcoop, l’altro a firma dell’Associazione produttori di energia da fonti rinnovabili.
Nel primo articolo si esprime il concetto che, in presenza di un’autorizzazione concessa con tutti i pareri degli Enti preposti alla verifica e al controllo, non sia più valido lo studio di nessun esperto, neppure quando riporta dati obbiettivi sull’inquinamento prodotto, come nel caso del prof. Tamino. In base a questo principio, si dovrebbero quindi accettare come dictat indiscutibili tutte le decisioni prese dalle Istituzioni, anche quando emergano reali problemi per la salute dei cittadini e del territorio.
Quanto all’articolo a firma dell’Associazione produttori di Energia, sostenere che “un procedimento a così alta partecipazione difficilmente possa partorire un provvedimento che che non tenga conto di tutti i profili connessi alla tutela della salute e del paesaggio”, è fin troppo facile: magari fosse così, ma ci sono stati casi eclatanti che contraddicono questo assunto! Un esempio per tutti, l’inceneritore di Poggibonsi, il cui progetto di ampliamento fu autorizzato con tutte le procedure del caso: eppure, l’impatto degli inceneritori sulla salute e sul territorio è stato ampiamente dimostrato.
Il problema è che l’impianto a biomasse utilizzerà “la paglia e i foraggi in pellet” e “i residui della produzione cerealicola”, tutti prodotti che potrebbero essere sminuzzati e lasciati sul terreno come ammendante, evitando il costante impoverimento del suolo e l’utilizzo intensivo dei concimi.
Giovanni Sartori, docente di Scienza della Politica all’ Università di Firenze e di New York, ha scritto recentemente su Il Corriere della Sera : “ Nell’affidarsi ai miracoli del mercato, gli economisti ignorano che i biocombustibili non basteranno, anche perché le coltivazioni, diciamo petrolifere, si sviluppano a danno dell’agricoltura che produce grano e ci sfama. Non c’è abbastanza territorio per produrre contemporaneamente piante per la benzina e prodotti alimentari”.
Sul supplemento al n.27/ 2009 del periodico “ L’informatore Agrario” , a pag.11 viene presentato il disegno di legge su sviluppo ed energia (n.1441/2009), già approvato alla Camera dei Deputati lo scorso 30 giugno, dove è stabilito, fra l’altro, che venga aumentato da 1,1 a 1,8 il coefficiente utilizzato per calcolare, a partire dall’energia prodotta, il numero dei certificati verdi spettanti a chi ottiene biomasse da suoli sottoposti a regime pac [ politica agraria comunitaria ] . Quindi, il premio pac, finora riservato alle sole colture per l’alimentazione, verrebbe concesso anche a chi coltiva foraggi e granaglie per gli impianti a biomasse, in aggiunta al finanziamento pubblico dei certificati verdi. Non sarà questo il motivo per cui va tanto di moda costruire le centrali a biomasse, che dappertutto vengono proposte?
Nel caso di Gallina, poi, non è stata fatta una discussione pubblica, e neppure un bilancio dei costi e dei benefici, ed è mancata anche una analisi comparativa degli altri sistemi che producono energia da fonti rinnovabili. Che questa centrale, sorretta da finanziamenti pubblici, sia una “opportunità per il territorio” della Valdorcia, famoso a livello mondiale e vocato al turismo e all’agricoltura biologica, rimane davvero difficile da dimostrare .

Siena 27 luglio 2009 Italia Nostra Sezione di Siena
Laura Comi e Lucilla Tozzi

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A sinistra Nicola caracciolo, Presidente Regionale di Italia Nostra e Lucilla Tozzi, presidente della Sezione di Siena“La taglia non è grande, ma l’inquinamento non è piccolo”

L’Unione Europea ha approvato un insieme di iniziative denominato “Pacchetto clima-energia” (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea lo scorso 5 giugno 2009) che prevede, tra l’altro, di ridurre del 20% entro il 2020 le emissioni di gas a effetto serra.
Non si vede come si possa raggiungere tale risultato accendendo sempre nuovi fuochi dappertutto, siano essi inceneritori di rifiuti (detti eufemisticamente termovalorizzatori) o centrali a biomasse -gassificatori: l’esito finale è sempre la combustione. Oltretutto questi impianti non sarebbero economicamente convenienti senza il finanziamento pubblico dei certificati verdi.
E’ vero che le centrali a biomasse sono consentite dalla legge, ma è doveroso chiedersi quanto sia opportuno realizzarle.
Per la centrale a biomasse di Gallina è illuminante il parere di un noto esperto, Gianni Tamino, Docente presso il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Padova dal 1974.
Scrive Tamino “un impianto di pirogassificazione è pur sempre un inceneritore (di rifiuti o di biomasse) secondo la normativa europea e nazionale… (Cfr. art. 2 comma 1 Dlgs 133/05).
Un simile impianto ha emissioni pericolose …In base alle prescrizioni dell’amministrazione provinciale l’impianto, della potenza di un megawatt elettrico e quindi di quasi 3 megawatt termici, è autorizzato ad utilizzare non solo paglia ma anche granella di cereali, cioè a bruciare cibo (e questo è già un aspetto inaccettabile). Comunque la gassificazione significa portare le biomasse a temperature vicine a 1000 gradi in assenza di ossigeno per produrre un gas che contiene metano, idrogeno, monossido di carbonio e biossido di carbonio. Questo gas viene bruciato per produrre energia elettrica e produrrà, sulle base delle prescrizioni, fino a 0,8 Kg all’ora di polveri, cioè 7 tonnellate all’anno (senza calcolare le polveri secondarie, che si formano dopo l’uscita dei fumi dal cammino), fino a 3,2 Kg all’ora di ossidi di azoto, cioè 28 tonnellate all’anno e ancor più (circa 35 ton.) di monossido di carbonio. A questi inquinanti vanno aggiunti altri che si possono formare in piccole quantità, ma molto pericolosi, come le diossine, data la presenza certa di cloro (l’autorizzazione prevede fino a 10 mg di cloruri per metro cubo di fumi). Quindi la taglia non è grande, ma l’inquinamento non è piccolo; inoltre in assenza del teleriscaldamento (molto improbabile) vi è un forte spreco di energia termica, con un bilancio energetico o poco positivo, o addirittura negativo. Il vero affare, per chi realizza questi impianti, sono gli incentivi pubblici, cioè pagati da noi (certificati verdi)”.
Secondo il Prof. Tamino, quindi, questa centrale produrrà un sicuro inquinamento; e a garanzia dei residenti non possono certo essere sufficienti gli strumenti proposti dai rappresentanti del PD di Castiglione d’Orcia, cioè “controlli puntuali, sinergie con gli altri enti coinvolti, monitoraggio del progetto da ogni punto di vista”( Corriere di Siena del 18 luglio u.s.) ; si parla di nessun impatto ambientale e di nessuna compromissione per la salute dei cittadini, addirittura di “nessun danno o svantaggio per la vocazione turistica dell’area”. Al contrario, noi vorremmo sapere quale turista sceglierebbe di passare le sue vacanze nelle vicinanze di un simile impianto, e quali sarebbero i cittadini che accetterebbero un “reddito aggiuntivo” in cambio del rischio, documentato, per la loro salute.
Del resto, lo stesso candidato a segretario del P.D., Pierluigi Bersani, a margine dell’assemblea a Chianciano Terme, ha affermato che il tema delle biomasse va ben governato, perché altrimenti è meglio continuare ad andare a petrolio.

Siena, 19 luglio 2009

Italia Nostra Sezione di Siena
Laura Comi e Lucilla Tozzi

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Oggi il “paesaggio visto dal treno” ; La sezione senese di Italia Nostra lo dedica al tratto Colle-Poggibonsi

Italia Nostra Nazionale ha indetto una giornata su “paesaggio visto dal treno” e la sezione senese l’ha dedicata alla vecchia ferrovia Colle-Poggibonsi, per la giornata di oggi, con una gita dei soci con la collaborazione del gruppo locale dell’Associazione nazionale “Ferrovie turistiche” che fa viaggiare sui binari i grandi e i bambini con un carrello ferroviario, la “draysina”, nel tratto che va
all’incirca dal Ponte dell’Armi alla stazione della Rocchetta.
L’intento di Italia Nostra è quello di far conoscere e tutelare questa ferrovia in disuso, affinchè si possa conservare almeno il suo tratto più interessante, quello daql Ponte dell’Armi fino all’abitato di Poggibonsi. Come è noto, i due comuni intendono realizzare una pista ciclabile a spese del percorso ferroviario, che è stato già eliminato nelle parti urbane di Colle e di Poggibonsi. L’idea di una pista ciclabile tra i due comuni è valida, occorre però realizzarla senza il completo sacrificio dei binari: molti osservano che il tratto che attraversa il Comune di Colle è meno meno interessante sotto il profilo paesaggistico e potrebbe diventare pista ciclabile sacrificando le rotaie. Invece dovrebbe essere conservato il tratto che va dal Ponte dell’Armi fino a Poggibonsi, che attraversa un territorio splendido e intatto, per realizzare un “trenino natura” sul tipo di quello delle Crete, una risorsa turistico-culturale unica per la Valdelsa; in questo ultimo tratto la pista ciclabile dovrebbe essere realizzata a fianco, senza eliminare i binari. Del resto, non è detto che in futuro questa tratta ferroviaria non possa essere riattivata per la sua utilità, vista la vicinanza dell’Ospedale e le necessità dei lavoratori pendolari: mai dire mai, prova ne sia la tramvia di Firenze, che prima era stata eliminata e poi ripristinata.
Italia Nostra chiede alla Soprintendenza una esplicita tutela del tratto ferroviario che va dal Ponte dell’Armi fino a Poggibonsi perchè, come è stato già tutelato con vincolo il Palazzo della Stazione Ferroviaria di Colle, così dovrebbe essere tutelato, come parte integrante del complesso, almeno un tratto di questa Ferrovia che costituisce un monumento storico e una innovazione tecnologica di quei tempi: del resto, anche le ferrovie dismesse sono beni tutelati dalla legge. La giornata di Italia Nostra prosegue con la visita al Castello della Rocchetta, antico posto di guardia di un guado dell’Elsa, ed alla Pieve romanica di Pian dei Campi, sul tratto francigeno che porta a San Lucchese, dove è prevista una sosta di ristoro nel vicino agriturismo. Quindi, nel pomeriggio la gita prosegue con la visita dei parchi delle ville di Scorgiano e San Chimento, sulla via maremmana medioevale di Colle val d’Elsa.

19 Aprile 2009

Laura Comi
Consigliere del Direttivo della sezione senese di Italia Nostra

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