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ESTATE 2012, FUOCO A VOLONTA’  – 
LA PROTESTA DEI NATURALISTI:  I SETTE PILASTRI INTINCENDIO

L’Italia avvampa nelle fiamme, ma dovrebbe bruciare soprattutto di vergogna…” La protesta dei naturalisti è chiara e decisa, e arriva dal Centro Parchi di Roma e dalle molte Associazioni che vi aderiscono, in prima linea Maremma Viva e i Lupi dell’Appennino. Perché? Ma perché, malgrado i disastri del passato, non abbiamo imparato la lezione, e continuiamo a trascurare gli interventi fondamentali, poco costosi e molto efficaci. Quali? Educazione, prevenzione e risanamento. A parlare è Franco Tassi, Coordinatore del Comitato Parchi ed Ecologo di fama internazionale. Cosa si sarebbe dovuto fare? “Sono anni che lo stiamo predicando, ma purtroppo sembra voce nel deserto. Non ripeteremo ancora una volta il famoso “Decalogo contro il Fuoco”, che stiamo diffondendo da anni (si veda comunque l’Allegato). Preferiamo invece soffermarci per un attimo sui sette punti essenziali, semplici e poco dispendiosi, ma proprio per questo meno graditi a certi politici” . Eccoli in breve:

1.- Educazione: la cultura antincendio dovrebbe partire anzitutto dalle scuole, anche con visite, discussioni ed esercitazioni in natura. Avevamo proposto un Museo, o Centro del Fuoco, e una serie di Itinerari nei luoghi percorsi dagli incendi: ma come sempre si sono preferite cementificazioni e cattedrali nel deserto.

2.- Segnaletica: al principio del caldo, il pericolo va segnalato nel modo più visibile, e fatto oggetto di spot promozionali ripetuti. Meno tabelloni pubblicitari antiestetici e pubblicità radiotelevisiva invadente, e più attenzione alla natura e all’ambiente.

3.- Controllo sociale: è l’arma vincente contro l’idiozia dilagante, che va rappresentata da un elegante fumatore griffato che, dalla sua lussuosa auto, getta nella siepe il mozzicone di sigaretta. Chi lo vede dovrebbe segnalarlo alla Protezione Civile, che non potrà sanzionarlo, ma dovrà inviargli un cortese ammonimento accompagnato dal pieghevole su rischi e conseguenze. Non si tratta di delazione, ma di civile autodifesa. O sarebbe meglio far finta di non vedere?

4.- Volontariato: squadre di giovani volontari italiani e stranieri che perlustrano il territorio nei periodi critici rappresentano il miglior investimento per tutti, offrendo anche periodi di attività, socialità e cultura a tanti disoccupati, per una missione alta: perché, come afferma Don Ciotti, “così ci si sporcano le mani, ma si pulisce la mente”.

5.- Ricerca scientifica: da anni ricordiamo che esistono insetti capaci di percepire il calore del fuoco e le radiazioni del legno che brucia a chilometri di distanza, grazie a speciali “sensori”. Da loro la scienza biomimetica potrebbe ricavare tecnologie robotiche di enorme valore, all’estero ci stanno provando. Perché non da noi? Alle nostre proposte, risalenti a decenni fa, si è risposto nel modo più elegante: con barbari tagli alla ricerca, e poi con la soppressione del Centro Studi Ecologici Appenninici.

6.- Catasto: alla favola che spento il fuoco per quindici anni non si potrà costruire, in un Paese come l’Italia, non crede ormai più nessuno: circola invece la barzelletta del catasto che non si vede perché non c’è. Meglio allora creare un Libro nero dei terreni bruciati e restituiti per sempre a madre terra, consultabile e scaricabile da chiunque e in ogni momento. Sommando le superfici massacrate dalla criminalità e poi recuperate, si otterrebbero immense aree protette a beneficio della collettività.

7.- Rigenerazione: la chiave di soluzione finale del problema sta proprio in questo: recintare e/o tabellare subito i terreni bruciati e lasciarli alla spontanea rinnovazione, senza nessun intervento. In pochi anni la natura stessa farà il resto, e questo diventerà un campo di studio ideale sulle capacità di rigenerazione dell’ecosistema danneggiato, con semi portati dal vento o dagli animali selvatici. Anni or sono eravamo riusciti a ottenere qualcosa del genere al Monte Salviano nella Marsica e in parte anche nella Pineta di Castelfusano. E oggi i risultati ottenuti sono evidenti.

Cosa fa invece la nostra società civile, come reagiscono le nostre istituzioni? Piangono, si disperano, minacciano tuoni e fulmini… Seguirà qualche intervista o passerella, ma poi ben poco cambierà. Il linguaggio resterà lo stesso: si parlerà di piromani anziché di criminali ecologici, o eco-criminali, come sarebbe giusto. Si negheranno le responsabilità per non avere provveduto a prevenzione e controlli, come a Marina di Grosseto. Si invocheranno altre flotte di Canadair (che sono utilissimi, non c’è dubbio, al pari degli elicotteri; come eroici sono i loro piloti, e tutti coloro che intervengono contro il fuoco, a volte restandone vittime: ma rappresentano soltanto l’estremo rimedio). L’alluvione di parole inutili e la scarsità di fatti concreti dopo ogni catastrofe costituiscono invece la costante della nostra storia recente, e sembra di risentire le concioni che in Abruzzo seguivano a ogni massacro degli ultimi orsi marsicani.

Perché in fondo quella che deve cambiare davvero è la cultura di fondo: svegliarsi dal sonno della ragione e dalla droga dell’egoismo, uscire dall’analfabetismo ecologico, e aprire gli occhi e il cuore alla natura. Senza la quale non potremmo vivere, né respirare.

Roma – Maremma Toscana, 21 agosto 2012

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Giriamo volentieri l’intervento del Prof. Franco Tassi, storico Direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo a proposito degli incendi dei giorni scorsi,con il suo Decalogo sul fuoco nei boschi. Si tratta di un contributo importante e qualificato da parte di un naturalista di fama internazionale dotato di grande esperienza. Franco Tassi è un ambientalista ben noto in Italia e all′estero sia come Direttore Soprintendente del Parco Nazionale d′Abruzzo, sia come studioso ricercatore e giornalista-scrittore. In questo campo è uno dei più attivi protagonisti, avendo acquisito tanto vasta cultura nelle Scienze Sociali — specialmente Legge, Economia, Sociologia ed Organizzazione Amministrativa — quanto solida competenza nelle Materie Scientifiche — Biologia, Ecologia, Zoologia e Botanica -, un binomio davvero raro in una sola persona

FUOCO INELUTTABILE? – IL DECALOGO DIMENTICATO

1.- Il mito della “legge toccasana”  –  Ogni volta che esplode un problema, nel Paese “culla del diritto” (un diritto che a volte pare crogiolarsi sonnecchiante nella culla) la collettività invoca nuove leggi che risolveranno tutto. Pochi pensano ad applicare, intanto, le numerosissime norme esistenti. Una nostra inchiesta di qualche anno fa rivelò che l’80% delle leggi ambientali restava disapplicato, vale a dire dimenticato. Da allora è cambiato qualcosa?

2.- La sindrome del “bosco-giardinetto” – Dopo il fuoco, si rispolvera l’idea geniale che il bosco non va lasciato alla sua naturale evoluzione, ma deve essere pulito, decespugliato, liberato dei rami e dei tronchi caduti… E magari anche provvisto di un sistema d’irrigazione? Ma qualcuno ha mai provato a fare un raffronto tra un bosco “pulito” e la vera foresta libera e inviolata? In questa c’è la vita, i muschi abbondano, lungo i canaletti le acque ruscellano e l’umidità del sottobosco non solo risulta doppia, ma può conservarsi anche in piena estate.

3.- La coniferòsi acuta – A guardarsi attorno, si direbbe si debba rimboschire sempre e solo a conifere, che con la resina e la lettiera di aghi secchi sembrano esca ideale per il fuoco. Inoltre ad abbassare le falde idriche hanno pensato altrove l’eucaliptomanìa e la kiwifollìa dilaganti. Le conifere costituiscono ottime specie preparatorie sui terreni più ingrati, è vero: ma non andrebbero poi diradate per aprire spazio alle latifoglie in arrivo?

4.- La devoluzione comunarda – Tutte le competenze sono reclamate dai comuni, o vengono loro scaricate disinvoltamente, mentre imperversano i tagli finanziari. Qualche tempo fa accertammo che su diecimila comuni, appena poche decine avevano in regola il catasto dei terreni bruciati… Ma chi li controllava? E accanto alla valanga di concessioni edilizie profuse ogni anno, ce ne sarà stata qualcuna rigorosamente rifiutata perché riguardante terreni bruciati in precedenza?

5.- Localismo e interesse generale – Si costruisce troppo e dovunque, questo è certo. Alcuni accusano i comuni di favorire una edilizia eccessiva per la disperata fame di incassare gli oneri di urbanizzazione. Altri evocano il cosiddetto “indice di parentelizzazione” assai elevato nei piccoli centri, per cui non si può mai negare un favore a cugini o nipoti… Ma un importante patrimonio collettivo non può essere difeso solo alla giornata, con baratti levantini e sguardo concentrato sui piccoli interessi padronali, personali e locali.

6.- Analfabetismo etico e culturale – Dov’è finita la vecchia, cara educazione civica? Chi spiega ai giovani il significato della natura e del bosco? (intendiamo la foresta vera, non il “bosco-stecchino” supersfruttato, e valutato solo in metri cubi di legname per far soldi). Ogni scuola non potrebbe “adottare” e difendere la selva più vicina? Non abbiamo forse bisogno di una nuova cultura ed etica del bosco? Non sarebbe allora il caso di fare meno pubblicità televisiva per le auto, e più contro il crimine di chi getta le cicche di sigarette dal finestrino dell’automobile, o accende fuochi nel cuore dei boschi?

7.- Prevenire, anziché spegnere il fuoco – Quando l’incendio scoppia, se non si interviene subito sono guai. Sono allora essenziali la torre di controllo o il telerilevamento, il collegamento SOS e l’allarme immediato, il volontariato attivo e il controllo sociale… E naturalmente l’elicottero pronto a partire (altrimenti più tardi dovrà intervenire il Canadair). Siamo sicuri che avvenga tutto questo? E poi: perché non si sviluppano la ricerca e la tecnologia dell’allarme immediato basato sulla biomimetica e sulla percezione delle fonti di calore?

8.- Prescrizioni prima del fuoco – Preventivamente si può fare molto di più. Non rifiuti sparsi con bottiglie che diventano “lenti ustorie”, ma aree di sosta fuori dal bosco, ben controllate. Non striscie tagliafuoco (“cesse”), ma chiusura delle troppe piste di penetrazione forestale. Non chiacchiere, ma tabelloni indicatori del grado di pericolo incendio (come negli USA). Non tutti al mare, ma volontariato giovanile attivo in continuo movimento e stato di allerta. Non soltanto banali attività vacanziere, ma mente pronta e occhi sempre aperti!

9.- Prescrizioni dopo il fuoco – Considerate le ben note matrici evidenti dell’inferno estivo (edilizia, pascolo, cantieri di rimboschimento e via dicendo) il rimedio è abbastanza semplice. Sui terreni percorsi dal fuoco, divieto assoluto e prolungato di costruire, urbanizzare, pascolare, cacciare e rimboschire. Recintare e/o segnalare le aree percorse dal fuoco, apporre tabelle esplicite a memoria storica del misfatto e spiegazione del ritorno progressivo alla vita. E poi, per favore, lasciarle in pace: in pochi anni, la natura farà il resto.

10.- Ammortizzatori sociali – Accanto a demenziali piromani (pochi) e a farabutti incendiari (parecchi) vi sono anche poveri disperati e diseredati alla ricerca di sopravvivenza (molti). Offrire a tutti un’occupazione temporanea, almeno estiva: con lavori agroforestali seri, ma solo nelle zone depresse non colpite, come premio di qualità ambientale. Verso quei comuni salvati dal fuoco grazie al controllo sociale, e non a favore di quelli carbonizzati dalla malavita nel silenzio omertoso di tutti, andrebbero indirizzati progetti e finanziamenti speciali.

NOTA.-Questo Decalogo è semplice, ma resterà in gran parte inascoltato. Così come cadranno nel vuoto altri vecchi avvertimenti, ribaditi più volte ma senza alcun frutto. Per esempio, attribuire ai Parchi Naturali il controllo sul Catasto dei Comuni. Oppure, verificare chi ha acquistato, e quando, i terreni oggetto di frenesia edificatoria. Già nel lontano 1990 scrivevamo su un periodico ambientalista: “Il famoso articolo 9 della legge n. 47 del 1° marzo 1975 è ben chiaro, e stabilisce che le zone “danneggiate”dalle fiamme non possono avere “destinazione diversa”, escludendo quindi la loro edificabilità. Ma viene veramente applicato? A distanza di anni, chi controlla davvero dov’era passato l’incendio? Chi conosce casi di concessioni edilizie rifiutate in base a questa disposizione? Forse non sarebbe male che il Governo provvedesse ad istituire un catasto nazionale (sottolineiamo: governo, catasto e nazionale) dei territori percorsi dal fuoco dal 1975 in poi”. Sono passati ormai oltre vent’anni, è venuta una nuova “legge toccasana”, si sono succeduti molti ministri dell’ambiente… Ma siamo sicuri che qualcosa sia davvero cambiato?

Franco Tassi Comitato Parchi – Roma tassi.franco@ alice.it Edizione Estate 2012

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Questo post è molto importante in quanto descrive la complessa (forse troppo….) organizzazione Antincendi Boschivi che si è data la Regione Toscana, e che introduce potenziali effetti distorsivi nel meccanismo, con il rischio finale di penalizzare rapidità, efficienza ed efficacia dell’azione stessa.   La fonte delle informazioni è la Regione Toscana stessa :  http://www.regione.toscana.it/regione/export/RT/sito-RT/Contenuti/sezioni/agricoltura/incendi_boschivi/rubriche/piani_progetti/visualizza_asset.html_1232346958.html

  • Indice


    L’organizzazione che la Regione Toscana  si è data mira a favorire l’attività preventiva di controllo del territorio e di rapida segnalazione dei principi di incendio, rispetto a quella di lotta attiva che comunque garantisce interventi tempestivi ed efficienti.
    Questa impostazione è confortata dai dati statistici, che evidenziano la validità delle scelte operate in passato e di quelle recenti.

    I principi fondamentali dell’organizzazione AIB in Toscana sono:

    Nessun profitto diretto dall’attività di prevenzione e repressione.

    In tal senso il servizio aereo regionale di supporto all’attività AIB prevede un corrispettivo che è indipendente dal numero e dall’entità degli eventi.
    Inoltre non vengono effettuati appalti o affidamenti a strutture esterne per i servizi di prevenzione e repressione che sono attuati con maestranze forestali assunte con contratti a tempo indeterminato.
    Tutti gli interventi di salvaguardia e ripristino vengono progettati dagli Enti competenti e realizzati con maestranze forestali assunte con contratti a tempo indeterminato.
    I volontari convenzionati non ricevono rimborsi personali ma unicamente contributi alle associazioni di appartenenza, utilizzati per il miglioramento e l’ottimizzazione dei servizi prestati.Integrazione delle forze e delle strutture.
    o Il costante impegno delle Province, delle Comunità Montane, dei Comuni, delle Unioni dei Comuni, degli Enti Parco regionali, delle Associazioni di volontariato, del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e del Corpo Forestale dello Stato attraverso i propri organi tecnici e gli operatori, permette al servizio regionale di essere presente sul territorio in modo attivo in tutto l’arco dell’anno e, con maggior forza, nei periodi a rischio. La funzionalità del servizio è inoltre garantita dalle strutture regionali presenti sul territorio (servizi aerei, rete radio, reti di telecontrollo), dalle infrastrutture realizzate nel corso degli anni (laghetti, viabilità, punti di avvistamento ecc.), dalla diffusa dotazione di mezzi, attrezzature e dispositivi, sia collettivi che individuali.Addestramento e aggiornamento del personale (Centro regionale per l’addestramento La Pineta di Tocchi)
    Elemento fondamentale per garantire sicurezza e professionalità degli operatori, nonché per migliorare la capacità di collaborazione ed integrazione tra i vari elementi operativi e decisionali della macchina regionale.

    Attività regionale AIB

    La previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi costituiscono l’attività antincendi boschivi regionale, così come definito dall’art. 69, comma 2, della L.R. 39/00.
    In Toscana l’attività antincendi boschivi è svolta da diverse strutture, regionali e locali e si avvale dell’apporto di organismi statali e di associazioni del volontariato.Sul territorio sono impegnati 40 Enti tra Province, Comunità Montane, Comuni titolari della gestione del patrimonio agricolo-forestale regionale e Unioni di Comuni che organizzano e gestiscono squadre operative costituite da circa 600 operai forestali, con contratto a tempo indeterminato, a cui si aggiungono le squadre organizzate dagli Enti Parco regionali e da altri Comuni.

    Particolare rilevanza hanno le organizzazioni del volontariato che, per omogeneizzare e rafforzare la loro azione, nel 2005 hanno costituito il Coordinamento Volontariato Toscano (CVT). Complessivamente, questa importante realtà, attiva squadre di volontari, ampiamente diffuse sul territorio regionale, con circa 3.200 unità operative.Il personale impiegato è completato da un consistente numero di tecnici con il compito di gestire le sale operative provinciali e locali, di programmare ed attuare l’attività annuale e, di dirigere le operazioni di spegnimento. Tutti gli operatori, dotati di idonei dispositivi di protezione, individuale e collettiva sono addestrati, attraverso una specifica attività, nel centro regionale AIB La Pineta di Tocchi, nel Comune di Monticiano, Siena.

    In base a specifiche convenzioni, partecipano all’organizzazione regionale AIB, il Corpo Forestale dello Stato ed il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, sia con personale impiegato nella sale operative (regionale e provinciali) sia con squadre di intervento.

    Infine il Dipartimento della Protezione Civile, tramite il Centro operativo Aereo Unificato, attiva, su richiesta della SOUP regionale, mezzi della flotta aerea nazionale per il supporto in cado di eventi di particolare gravità, anche per le possibili implicazioni sulla tutela e incolumità dei cittadini.

    La pianificazione del servizio viene attuata tramite il Piano Operativo Antincendi Boschivi della Regione Toscana e i Piani Operativi Provinciali, approvati dalle Province, che annualmente raccolgono i piani AIB locali, elaborati dai singoli Enti, dai Parchi Regionali, dal CFS e dai VVF.

    La Sala Operativa Unificata Permanente (S.O.U.P.)
    Dal maggio 2004 è attiva la SOUP, gestita dalla Regione Toscana con una funzionalità di 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno. Il compito della Sala è coordinare gli interventi in ambito interprovinciale, raccordarsi con i Centri Operativi Provinciali (COP), tenere i rapporti con il Dipartimento della Protezione Civile (COAU) specie per l’invio dei mezzi aerei (es. canadair) e svolgere, nei periodi di chiusura dei COP, la gestione diretta del servizio di spegnimento.
    Nella SOUP opera, con contributi diversi in relazione all’andamento degli incendi, personale della Regione, del Corpo Forestale dello Stato, dei Vigili del Fuoco e delle Associazioni di volontariato, (quest’ultimo senza funzioni decisionali).

    Centri Operativi Provinciali (C.O.P.)
    Queste strutture hanno il compito di gestire il servizio di prevenzione ed estinzione degli incendi boschivi in ambito provinciale, oltre a raccordarsi con la stessa SOUP per gli eventi che richiedono un supporto interprovinciale.
    L’organizzazione dei COP è demandata alle Province ed è definita dal Piano operativo provinciale, nel rispetto delle linee definite dal Piano Regionale.

    Direzione delle operazioni di spegnimento (D.O.)
    Il Direttore delle operazioni di spegnimento è la figura che sull’incendio dirige e coordina l’attività di spegnimento connessa ad ogni singolo evento.
    Il Piano operativo provinciale definisce, per ciascun territorio comunale, la struttura a cui è affidato questo compito, che è di solito attribuita al personale tecnico degli Enti competenti, dei Comuni e loro Unioni, dei Parchi regionali o al personale del CFS.

    Squadre di spegnimento
    Allo spegnimento da terra degli incendi boschivi, e alle operazioni di bonifica ad esso connesse, provvedono le Squadre ed i Gruppi AIB, costituiti dagli operai forestali degli Enti competenti, dagli operai dei Comuni, dal personale dei Parchi Regionali, dai volontari soci di Associazioni convenzionate, inserite nei piani operativi provinciali.
    Questo personale, equipaggiato con idonei dispositivi di protezione individuale, opera con mezzi fuoristrada allestiti con moduli antincendio, con autobotti, con attrezzi manuali e meccanici, con vasche AIB trasportabili sugli automezzi e da montare in zona operativa.
    La Squadra AIB è dotata di un mezzo AIB e composta da un numero che va da 2 a 5 operatori, uno dei quali con il ruolo di Caposquadra AIB, a cui compete la responsabilità e il coordinamento dell’attività del proprio personale. Il Gruppo AIB è composto da un numero che va da minimo di 2 a un massimo di 4 Squadre AIB.
    Le operazioni di spegnimento degli incendi boschivi ed i connessi servizi di prevenzione possono essere svolti anche da personale CFS e VVF, in base alle convenzioni e agli accordi stipulati tra questi organismi e la Regione Toscana.

    Mezzi aerei
    I mezzi aerei svolgono servizio di spegnimento degli incendi e di supporto alle forze terrestri nella repressione degli incendi boschivi.
    Gli elicotteri che operano nel supporto alle squadre AIB sono messi a disposizione dalla Giunta Regionale tramite gara di appalto e sono gestiti operativamente dalla SOUP.
    Normalmente in Toscana sono schierati due elicotteri per tutto l’anno che, in relazione alle condizioni di rischio, vengono integrati con altri mezzi aerei, fino a un massimo di dieci, nel periodo estivo.

    Nella lotta attiva operano anche i mezzi aerei messi a disposizione dal Dipartimento della Protezione Civile, tramite la struttura del Centro Operativo Aereo Unificato (COAU), su richiesta della SOUP.
    Possono inoltre operare, in base a specifici accordi, i mezzi aerei dei VVF e del CFS.

    Logistica
    I Comuni provvedono al vettovagliamento del personale impegnato nello spegnimento, al reperimento di macchine per movimento terra e di autobotti per l’approvvigionamento idrico, e ad altre eventuali necessità di carattere logistico.

    Referente AIB provinciale
    Il Referente AIB provinciale è nominato dalla Provincia che lo individua tra il proprio personale o, previo accordo, tra il personale del CFS.
    E’ la figura tecnica che a livello provinciale cura i rapporti tra le strutture AIB, rappresenta il referente per le associazioni di volontariato, segue l’elaborazione e l’attuazione del piano operativo provinciale.

    Responsabile del COP AIB
    Per ciascun Centro Operativo Provinciale, il rispettivo Piano Operativo, individua la figura del Responsabile che ha il compito di organizzare operativamente il COP e gestirne il funzionamento, nonché le attività di avvistamento e pattugliamento. E’ suo compito curare anche i rapporti con il referente AIB provinciale e con la Regione.

    Schema organizzazione AIB

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Premettiamo che i dati cui fa riferimento l’analisi non comprendono purtroppo l’anno in corso, in cui si stima fortemente aumentato  rispetto l’anno 2011 il numero di incendi e la superficie boschiva andata in fumo ; cio’ nonostante, la statistica sotto riportata è utile a comprendere alcune dinamiche statistiche

Fonte : http://www.regione.toscana.it/regione/export/RT/sito-RT/Contenuti/sezioni/agricoltura/incendi_boschivi/rubriche/documentazione/visualizza_asset.html_425347256.html 

La Toscana ha una superficie boscata pari a circa 1.151.539 ettari, che equivalgono al 50% dell’intera superficie regionale, pari a 2.299.018 ettari (fonte www.ifni.it). 

Le caratteristiche ambientali e vegetazionali, la presenza di una grande varietà di boschi, unite ad un andamento climatico con notevoli variazioni a livello locale, determinano un elevato livello di rischio per gli incendi boschivi. 
Questi fenomeni influiscono anche sui periodi a rischio: Luglio e agosto restano i mesi più critici ed inoltre si assiste ad una distribuzione del fenomeno degli incendi boschivi in tutti i mesi dell’anno, con punte significative nei mesi di febbraio e marzo.
Oggi i termini temporali e spaziali delle condizioni di rischio per lo sviluppo degli incendi boschivi sono ampliati e dilatati, con forti ricadute sull’organizzazione regionale antincendi boschivi e sui relativi servizi ed attività.
Per una migliore comprensione del fenomeno riportiamo una immagine della Toscana suddivisa a seconda del grado di rischio incendi boschivi attribuito alle aree boscate dei Comuni della Toscana.

Il prossimo post tratterà l’organizzazione regionale Antincendi Boschivi (AIB)

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L’incendio del bosco e’ un processo rapidissimo di decomposizione, che avviene solo in presenza del combustibile, qual e’ il materiale vegetale, dell’ossigeno e di una piccola quantita’ di calore ad alto potenziale, che determina lo sviluppo a catena del processo stesso.

Lo scoppio d’un incendio ha quindi una causa scatenante, la scintilla, ed una situazione predisponente il fenomeno, rappresentata dall’aridita’ piu’ o meno accentuata del suolo e della vegetazione.

Generalmente, la causa determinante I’incendio dei boschi e’ di origine antropica, eccezion fatta per i casi dovuti ai fulmini. L’autocombustione, sovente citata a sproposito, e’ da ritenersi una giustificazione quanto mai semplicistica ed erronea, in quanto, nei nostri climi, non si verifica che in casi del tutto eccezionali e al piu’ limitata ai soli fienili o discariche.

Le condizioni che influenzano sia I’inizio che la prima propagazione dell’incendio, sono principalmente rappresentate:

  • dalla quantita’ d’acqua che si trova nei tessuti delle piante, che puo’ variare dal 2 al 200% nei tessuti morti, in dipendenza delle condizioni atmosferiche ed in particolar modo dell’umidita’ relativa dell’aria;
  • dal vento, che oltre a favorire I’afflusso dell’ossigeno, quale comburente, determina I’avanzamento della linea del fuoco, provoca il preriscaldamento del materiale legnoso e quindi nuovi punti d’inizio e di continuazione del fuoco;
  • dalla quantita’, dimensioni, disposizioni dei materiali combustibili, i quali, se sottili e non pressati, offrono maggiore superficie esterna all’ossigeno comburente.

Le condizioni favorevoli per I’inizio dell’incendio nel bosco, si verificano, piu’ frequentemente, in presenza di copertura morta disseccata, con soprassuoli giovani, specialmente di essenze lucivaghe di resinose.

Le differenti condizioni meteorologiche: regime pluviometrico, dominanza dei venti, unitamente alle diverse tipologie forestali, al loro governo e trattamento, influenzano la frequenza stagionale degli incendi.

A seconda dell’ubicazione propria del bosco e del suo rapporto specifico con le situazioni accennate, si hanno dei soprassuoli piu’ esposti al pericolo e al rischio d’incendio, rispetto ad altri, dove i fattori sociali ed umani, sono meno incidenti.

In base all’andamento meteorologico e climatologico, dobbiamo registrare due periodi di grave pericolosita’:

Uno estivo, nei mesi di luglio, agosto, settembre, piu’ marcato nelle regioni del centro-sud, Liguria compresa;

L’altro invernale, nei mesi di gennaio, febbraio e marzo localizzato in particolare nelle zone dell’arco alpino, quali la Liguria, il Piemonte, la Lombardia, il Veneto.

E’ bene ricordare che la gravita’ del fenomeno investe il bosco in tutte le sue molteplici funzioni, procurando danni diretti ed indiretti.

I primi, facilmente valutabili, sono rappresentati dal valore della massa legnosa; i secondi, piu’ difficilmente stimabili, sono connessi alle funzioni “senza prezzo”, quali : la difesa idrogeologica, la produzione d’ossigeno, la conservazione naturalistica, il richiamo turistico, le possibilita’ di lavoro per numerose categorie.

N.B. Le informazioni riportate sono state elaborate dalle notizie pubblicate dal Corpo Forestale dello Stato; per saperne di più: http://www.elicriso.it/it/incendi/fattori_predisponenti_incendi/  – 

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da: http://www.elicriso.it/it/incendi/cause_incendi/ – N.B. Le informazioni riportate sono state elaborate dalle notizie pubblicate dal Corpo Forestale dello Stato

Oggi non vi è paesaggio naturale e vegetale che non sia stato modellato più o meno intensamente dal fuoco.

La statistica delle cause è purtroppo molto meno completa di quella dei sinistri e per tale motivo, la questione delle cause non può essere chiarita con dati certi e documentati

Il clima e l’andamento stagionale giocano un ruolo fondamentale nel predisporre una situazione di favore allo scoppio dell’incendio, per cui, periodi di non pioggia e di alte temperature, determinano condizioni di estrema pericolosità. E quando in luglio ed agosto ad altitudini comprese sino ai 700 m s.l.m. la vegetazione erbacea e secca, il potenziale combustibile aumenta considerevolmente; viceversa, in pieno rigoglio vegetativo, l’innesco del fuoco è difficile.

Non vi è dubbio che la causa prima degli incendi boschivi vada ricercata essenzialmente nell’alto grado di depauperamento e di forte spopolamento delle zone dell’alta collina e della montagna. Un simile evento ha determinato nel tempo l’abbandono di tutte quelle pratiche agronomiche e selvicolturali che di contro in passato venivano effettuate nelle campagne e nei boschi, con il risultato di rendere il bosco meno soggetto nei confronti del fuoco.

 I diradamenti, le ripuliture, il pascolo disciplinato, eventuali colture ed in alcuni casi anche il fuoco controllato, facevano si che il sottobosco non fornisse esca e nel contempo, la presenza attiva dell’agricoltore e del pastore era garanzia e sicurezza per un rapido intervento anche qualora I’incendio scoppiava.

Così, anche quando gli agricoltori, involontariamente potevano essere causa dell’incendio, essi stessi provvedevano a spegnerlo direttamente; ciò era possibile grazie alla cospicua presenza demografica nelle zone di campagna, oggi di contro, fortemente diminuita ed invecchiata.

La situazione è ora cambiata, tanto che le operazioni selvicolturali tradizionali sono molto trascurate; le pratiche agronomiche e pastorali, nelle quali si fa uso anche del fuoco, oggi assumono, per i boschi limitrofi ai campi ed ai pascoli, un pericolo costante, poiché l’esodo da tali zone, in particolare quello giovanile, è stato massiccio. Ma, se questa è la ragione prima di certi tipi d’incendio, non diverse sono le considerazioni da fare per quanto concerne l’incendio boschivo determinato dalla presenza di altri potenziali utenti. (altro…)

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STATISTICHE INCENDI BOSCHIVI DAL 1997 AL 2007 –

Fonte: Corpo Forestale dello Stato

SUPERFICIE IN ETTARI

ANNO NUMERO PERCORSI BOSCATI NON BOSCATI
1997 11.612 111.229 62.774 48.455
1998 9.540 155.553 73.017 82.536
1999 6.932 71.117 39.362 31.755
2000 8.595 114.648 58.234 56.414
2001 7.137 76.427 38.186 38.241
2002 4.601 40.791 20.218 20.573
2003 9.697 91.805 44.064 47.741
2004 6.428 60.176 20.866 39.310
2005 7.951 47.575 21.470 26.105
2006 5.643 39.946 16.422 23.524
2007 10.639 227.729 116.602 111.127

I dati sopraindicati, se rappresentati graficamente, danno una visione immediata delle dimensioni nazionali del problema, anche se limitata al decennio 1997-2007

GRAFICO STATISTICHE INCENDI IN ITALIA DAL 1997 AL 2007

Grafico Statitiche Incendi dal 1997 al 2007 in Italia

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