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Posts Tagged ‘difesa del paesaggio’

Salvatore Settis

Salvatore Settis

Che fare se un impianto eolico viene a cadere in zona paesaggistica? Il 19 settembre il Consiglio dei Ministri ha emesso il verdetto: «dalla comparazione degli interessi coinvolti,individuati nella tutela paesaggistica e nella produzione di energia rinnovabile nonché nella valenza imprenditoriale ed economica, si considera. prevalente l’interesse alla realizzazione dell`opera» emerso nella conferenza dei servizi. Otto delibere-fotocopia prese in un solo giorno (tutte riferite alla Puglia) non lasciano dubbi sull’intenzione del governo: capovolgere la gerarchia costituzionale dei valori, secondo cui la tutela del paesaggio è un «valore primario e assoluto» (Corte Costituzionale, sentenze 182/2006 e 36712007), e pertanto non può essere «subordinata ad altri valori, ivi compresi quelli economici», anzi dev’essere «capace di influire profondamente sull’ordine economico-sociale» (sentenza 151/1986). Ma il vulnus alla Costituzione non è il solo: ritenendo di poter convalidare gli esiti di una conferenza di servizi, il Consiglio dei Ministri ignora la fondamentale sentenza del Consiglio di Stato secondo cui «il modulo della conferenza di servizi decisoria, applicato all’autorizzazione paesaggistica, non è idoneo a legittimare l’intervento, se non è seguito da autonoma, espressa e puntuale autorizzazione dell’ente competente» e se la Soprintendenza non si è espressa in senso favorevole (sentenza n. 2378 del 18 aprile 2011). Nell’ebbrezza di deregulation che aleggia a Palazzo Chigi, l’interesse delle imprese prende il sopravvento sul Consiglio di Stato, sulla Corte Costituzionale, sulla stessa Costituzione. (altro…)

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fiumi di cemento

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La tangenziale di San Gimignano: un’opera faraonica dannosa al paesaggio.
La storia continua con lo spostamento a monte di una linea elettrica, trasferimento richiesto per la realizzazione di lunghe gallerie prossime alle abitazioni della collina di Santa Chiara, collina definita dalla stesso Comune a rischio idrogeologico massimo.

Facili profeti quando nel 2010 denunciammo il rischio frana di via Bonda, frana che metteva a rischio sia le mura medievali che la porta San Giovanni, accesso principale al centro storico di San Gimignano; infatti quest’anno si sono avuti ulteriori moti franosi e ora è da mesi chiusa per gli urgenti lavori di ripristino e consolidamento. Altrettanto possiamo dire che i lavori per la realizzazione delle gallerie della tangenziale potrebbero causare danni alla collina di Santa Chiara e di conseguenza alle abitazioni, visto che la zona è già stata soggetta a moti franosi.

Per saperne di più sulla tangenziale e sulla frana di Bonda : https://italianostrasiena.wordpress.com/2011/01/23/nuovo-comunicato-di-italia-nostra-sulla-tangenziale-di-san-gimignano/

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da: La Nazione Siena – 29/03/2014

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marson 1

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In data 10 gennaio 2008, la Sezione di Italia Nostra di Siena richiedeva l’attivazione della procedura di apposizione di vincolo per le aree situate nel Comune di Casole d’Elsa

Successivamente. in data 29 ottobre 2012 Italia Nostra Sez. di Siena ( constatando la perdurante inerzia da parte delle Soprintendenze )  inoltrava una nota di sollecito alla Soprintendenza di Siena e alla Direzione Regionale di Firenze al fine di conoscere se fosse stata avviata o meno una istruttoria sulla procedura di apposizione di vincolo

inoltre, in data 12 novembre 2012 le Associazioni  “Casolenostra”, Ass. “Comitato Difensori della Toscana”, Ass. “Ecomuseo Borgo La Selva” , Ass. “WWF Siena”, avviavano una capillare campagna di informazione accompagnata da una petizione con cui raccoglievano circa 3000 (tremila) firme di adesione per la richiesta di attivazione della Procedura di Dichiarazione di notevole interesse pubblico e presentavano richiesta di attivazione della Procedura di Dichiarazione di notevole interesse pubblico del paesaggio di Casole d’Elsa e Radicondoli

Nei giorni scorsi è stata indirizzata la seguente corrispondenza ad un cospicuo numero di destinatari con la quale l’Associazione Italia Nostra torna a chiedere con forza che le proprie istanze, unitamente a quelle dei molti cittadini che hanno sottoscritto la petizione del febbraio 2013, vengano finalmente prese in considerazione e ricevano una seria valutazione.

sollecito vincoli soprintendenza pdf

Nota bene : Per motivi tecnici legati alla tecnologia di sviluppo del post, per visualizzare gli allegati citati nel corpo lettera ” 20140205 – sollecito vincoli soprintendenza “, cliccare cortesemente su

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bruno melaniRiceviamo e volentieri pubblichiamo alcune considerazioni di Bruno Melani sulla

La questione morale, indignazione, difesa beni comuni.

La “questione morale”, “l’indignazione”, “difesa beni comuni”,  sono temi e argomenti di forte attualità in questo periodo.

“Sa indignarsi chi non ha perso la speranza”: queste parole antiche non hanno perso nulla della loro forza, che rileva in un lampo la virtù dell’indignazione.  Come “cittadino” sono indignato quando oggi nell’udienza presso il Tribunale di Siena  per “Poggio Marino” il Comune di Casole come parte offesa era ancora assente.

Scrive Salvatore Settis nella sua ultima opera letteraria “ Azione popolare  – cittadini per il bene comune” Chi vuol combattere in nome del “bene comune” ha dalla sua non i propri interessi da difendere, bensì l’enorme forza morale di chi pensa, disinteressatamente, non a se stesso ma agli altri. “Bene comune” vuol dire coltivare visioni lungimirante, vuol dire investire sul futuro, vuol dire preoccuparsi della comunità  dei cittadini , vuol dire anteporre l’interesse a lungo termine di tutti all’immediato profitto dei pochi, vuol dire prestare priorità attenzione ai giovani, alla loro formazione e alle loro necessità.                                                                                                          E’ così che difende il “bene comune”  l’Amministrazione di Casole?

Era Luglio 1981 quando Enrico Berlinguer  rilasciava ad Eugenio Scalfari una lunga intervista dove dava violente scudisciate ai Partiti politici e a chi li rappresentava  sostenendo “La Questione Morale”.

Vorrei proprio che il Sindaco di Casole parlasse ai cittadini spiegando il suo pensiero da ex uomo di sinistra di come vive e giustifica questo conflitto  di doppio ruolo (andato oggi in scena al Tribunale di Siena)  tra chi è chiamato a difendere l’interesse comune e da chi questo interesse comune lo ha danneggiato?

Casole d’Elsa, 9 Aprile 2013              Bruno Melani

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INS 2

clicca per leggere integralmente Le opere inutili e danose della maremma 

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Raccolta di Firme per Salvare il Paesaggio di Casole d’Elsa

Nell’assoluta indifferenza della destra che governa Casole d’Elsa, e del Cantrosinistra all’opposizione, migliaia di cittadini di Casole d’Elsa, di Colle Val d’Elsa, di San Gimignano, di Radicondoli e dei comuni limitrofi si stanno adoperando per salvare il territorio e la sua economia da un progetto disastroso per l’economia del turismo.
Quando i politici si risveglierano dal loro torpore forse si accorgeranno che il mondo è cambiato. (n.d.C.N.)

Dal sito salviamoilpaesaggio.itIl comitato invita quindi tutti i cittadini interessati a difendere il paesaggio, la sua storia, la sua cultura e l’economia ad esso legata, a firmare la petizione in italiano o in inglese.Il paesaggio della Val d’Elsa è di nuovo sotto attacco.
Dopo anni di lotte civiche contro le speculazioni edilizie, lotte che hanno portato alla demolizione di costruzioni abusivee al rinvio a giudizio di amministratori e costruttori, ora è la volta della geotermia.

Il Piano Energetico della Provincia di Siena afferma chiaramente che non è necessario produrre altra energia geotermoelettrica, e l’analisi è confermata dall’assessore Bramerini che pochi giorni fa ha spiegato come il principale obiettivo energetico sia quello di produrre calore.
L’indirizzo provinciale si scontra però con le concessioni per le prospezioni geotermiche che la Regione Toscana ha rilasciato, nella zona di Casole d’Elsa, Colle Val d’Elsa, San Gimignano, Radicondoli e Castelnuovo val di Cecina, ad unasocietà canadese che vuole realizzare centrali geotermiche per produrre ta 50 e 100 MW di elettricità.

Gli abitanti della zona considerano questa inizitativa imprenditoriale una iniziativa puramente speculativa, dal momento che altra energia geotermeoelettrica non serve. Inoltre, nelle zone rimaste intatte di quei comuni, i residenti hanno sviluppato una economia legata al turismo e all’agricoltura che ha prodotto reddito, posti di lavoro, qualità della vita e prodotti enogastronomici di altissima qualità. Questa economia virtuosa ha inoltre, con il restauro dei poderi, innalzato enormemente il valore economico degli immobili, creando una ricchezza che viene reinvestita in economia del paesaggio.
Sul territorio sono presenti anche eccellenze turistiche, quali ad esempio il borgo di Castello di Casolela Suvera e altre strutture che richiamano turisti da tutte le parti del mondo.

Ora questo patrimonio rischia di andare parzialmente in fumo.
Se ne è parlato in un seminario a Firenze, il 6 novembre, in un incontro in cui è stato mostrato uno studio che indica come l’attrattività economica di una impresa o di un bene legato al pesaggio, possa perdersi per causa di elementi di perturbazione paesaggistica e come, sulla base dei modelli considerati, nessuna forma di mercato possa ripristinare i valori originari. Nel convegno è stato suggerito di studiare la possibilità di produrre una quantità equivalente di energia, sotto forma di calore (come richiesto dalla Regione) per mezzo di una rete di piccoli impianti domestici in luogo delle grandi centrali proposte dalla multinazionale canadese.La consapevolezza dei rischi derivati da due economie in contrapposizione, una ben radicata nel territorio e rispettosa del paesaggio e l’altra di natura speculativa e portatrice di elementi di inquinamento paesaggistico, ha indotto i cittadini dell’area e i numerosi clienti degli agriturismi, a raccogliere firme per chiedere l’apposizione di vincoli paesaggistici ad un’area che è una delle più belle e conservate di tutta la Toscana. Tanto più che il territorio di Casole d’Elsa è l’unico, tra tutti quelli interessati dalle iniziative geotermiche, a non possedere altri vincoli se non quello del centro storico e una piccola parte della Montagnola Senese e nessuna area naturale protetta.Per la realizzazione delo studio paesaggistico che documenta la richiesta dei vincoli, i cittadini di Casole d’Elsa e dintorni si sono autotassati per commissionare una analisi completa paesaggio locale.
Il risultato dello studio, che si può leggere sul sito casolenostra.org, è stato presentato in un convegno a Casole d’Elsa il 26 maggio 2012, convegno in cui gli amministratori comunali non si sono fatti vedere.

A dispetto dell’ostilità dei politici, in tre settimane sono state raccolte più di mille firme, ma l’obiettivo del Comitato per la Difesa della Toscana e della sua economia è quello di raggiungere 2000 firme entro Natale. Il comitato invita quindi tutti i cittadini interessati a difendere il paesaggio, la sua storia, la sua cultura e l’economia ad esso legata, a firmare la petizione in italiano o in inglese.

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I falsi difensori del paesaggio che violano la Costituzione, di Salvatore Settis 

Il disegno di legge sulle semplificazioni appena approvato dal Consiglio dei ministri si scontra con un piccolo intoppo: la Costituzione. Il ddl modifica la normativa sui permessi di costruire nelle zone con vincolo paesaggistico.
Ma insiste nella “dottrina Confindustria” secondo cui la tutela del paesaggio è un inutile freno all’edilizia, considerata contro ogni evidenza come il principale motore dell’economia del Paese.

Salvatore Settis

Tre sono gli strumenti escogitati negli ultimi anni per vanificare la tutela del paesaggio in barba alla Costituzione: la devoluzione di fatto ai Comuni delle procedure autorizzative, la diluizione dei pareri tecnici dei Soprintendenti in “conferenze dei servizi” dominate dalle istanze della politica localistica, e infine varie forme di silenzio-assenso (“chi tace acconsente”). È su quest’ultimo punto che interviene il ddl in discussione.

Il silenzio-assenso, nato per tutelare il cittadino dall’inerzia della pubblica amministrazione, non può applicarsi in qualsiasi ambito, e infatti la legge 537/1993 ne escludeva beni culturali e paesaggio. Tuttavia si tentò con ripetuti colpi di mano di rovesciare le carte, in un idillio bipartisan in cui il ddl Baccini del 2005 (governo Berlusconi) e il ddl Nicolais del 2006 (governo Prodi) si somigliano come due gocce d’acqua. In ambo i casi, lo scempio fu denunciato da questo giornale e da altri, bloccando l’iter dei provvedimenti. Ma il governo Berlusconi, già in avanzato stato di decomposizione, portò a segno nel maggio 2011 un colpo di coda, il D. L. 70 (poi L. 106): il silenzio-assenso veniva introdotto modificando il testo unico sull’edilizia e il Codice dei beni culturali. Ora, che cosa fa il ddl Monti? In apparenza migliora la situazione, togliendo dal Codice lo smaccato invito alle procedure di silenzio-assenso. Ma gli apparenti miglioramenti, su cui l’ignaro Ornaghi si auto-elogia a vuoto, non cambiano in nulla la sostanza anzi la confermano fingendo di volerla sanare.

Il dispositivo che risulta dal nuovo ddl, in un labirinto di commi e codicilli, è confuso e farraginoso, ma qualche punto è chiaro. I permessi di costruire nelle aree vincolate vanno richiesti a uno “sportello unico” presso ciascun Comune. Le Soprintendenze, organo a cui la legge affida la tutela del paesaggio, vengono interpellate insieme con le altre ammini-strazioni, e possono essere convocate in conferenze di servizi dove sono ovviamente in posizione minoritaria. Per giunta, il parere dev’essere reso “in conformità al piano paesaggistico” locale, cioè può non tener conto dei vincoli ministeriali, a volte non inclusi nel piano paesaggistico, a volte successivi ad esso. In ogni caso, il parere delle Soprintendenze dev’essere espresso entro 45 giorni; se no, il Comune può decidere quel che gli pare. Con la pistola alla tempia, i Soprintendenti o decidono o perdono ogni potere: di fronte a questo dato di fatto, la dichiarazione del Ministero secondo cui «la nuova norma rafforza la tutela» è irresponsabile. Perché la tutela si rafforzi è indispensabile che vi sia chi la fa: ma le Soprintendenze sono delegittimate dall’incompetenza e dall’inerzia degli ultimi tre ministri, e al 40% coperte per reggenza; i loro funzionari sono in costante calo numerico per carenza di turn-over, hanno un’età media di 55 anni, e sono stati borseggiati da cinici tagli di bilancio, tanto che mancano i soldi per pagare il telefono e per ispezionare il territorio. In queste condizioni, ridurre da 90 a 45 giorni i tempi di risposta è uno sberleffo ai funzionari che provano eroicamente a fare il proprio lavoro. (altro…)

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