Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘cultura’

Da I-Siena Informazione On-Line a Siena e provincia – 02 Febbraio 2015

Qui sotto il link per ascoltare la conferenza del Prof. Mario Ascheri

https://www.spreaker.com/user/i-siena/in-tempo-di-crisi-quali-i-doveri-della-c

ImmagineMAscheri

AscheriCulturaGenn2016

Da I-Siena Informazione On-Line a Siena e provincia 02 Febbraio 2015

Unesco Siena e Lions Siena: “IN TEMPI DI CRISI: QUALI I DOVERI DELLA CULTURA?”. Audio incontro

Annunci

Read Full Post »

da Rete dei Comitati per la difesa del territorio –  29 gennaio 2016

pistoiaulturaFoto

IN queste ore sono tutti a domandarsi «ma cosa c’entra Pistoia con la cultura?». Questa sorpresa è il risultato dell’estrema brandizzazione della comunicazione turistica: in questo gioco di figurine Firenze è il Rinascimento, Siena è il Sogno Gotico, Pisa è la Torre Pendente… e Pistoia? Lo zoo, se va bene.
Questa compressione dell’intelligenza e della conoscenza a fini commerciali sta lentamente cambiando il nostro modo di pensare. Ora non sono solo i turisti di massa, ma anche i toscani (e certo molti tra gli stessi pistoiesi) a non sapere che Pistoia è una delle più belle città del mondo. Qualche tempo fa, scegliendo poche opere d’arte da far conoscere ai bambini, ho avuto occasione di ricordare che, a nemmeno cinquecento metri dall’elegantissima Piazza del Duomo, c’è la chiesa di Sant’Andrea: un luogo in cui ogni italiano dovrebbe entrare, almeno una volta nella vita. Perché è lì che si può leggere una poesia alta e forte come una cantica della Divina Commedia. Una poesia fatta di marmo. Ma anche di luce e di ombra, di violenza e tenerezza, di cielo e terra. Fu Giovanni Pisano a scolpire la folla di figure che danza come un incendio intorno al pulpito. La pietra non era mai stata così mobile, così simile alla nostra anima quando è turbata, inquieta, instabile.

Ma è solo un piccolo esempio: Pistoia è tessuta della stessa materia, è stata fatta dalle stesse mani da cui scaturiscono Firenze, Lucca, Siena. Col vantaggio di una quieta (altro…)

Read Full Post »

da: Tempo Liberogonews.it.

LOCANDINA Casole 2015-3La Società Archeologica della Valdelsa Casole d’Elsa, in collaborazione con la nostra Società Storica della Valdelsa, l’Associazione Archeologica Volontariato Medio Valdarno e con il patrocinio del Comune di Casole d’Elsa

Sabato 28 febbraio 2015 – ore 17Centro Congressi (Via Casolani 32) – Casole d’Elsa (Si)

Presentazione dei volumi X° e XI° della rivista “Milliarium”, periodico di informazione archeologica per celebrare il 50° anniversario della Fondazione.

Interverranno per la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana:
– Lorella Alderighi
– Giuseppina Carlotta Cianferoni
– Pierluigi Giroldini

MilliarumCasole28_02_15Per informazione:
Società Storica della Valdelsa
Via Tilli 41 – 50051 Castelfiorentino (FI) – tel. 0571 686308
info@storicavaldelsa.itwww.storicavaldelsa.it
www.facebook.com/pages/Società-Storica-della-Valdelsa/269362843140344
twitter.com/storicavaldelsa

da: Tempo Liberogonews.it.

 

Read Full Post »

PinacotecaSienada Il CittadinoOnLine  17 gennaio 2015

SIENA. Due interrogazioni concernenti la salvaguardia di opere d’arte senesi sono state presentate dai consiglieri comunali Marco Falorni, Massimo Bianchini e Andrea Corsi: una di esse riguarda la salvaguardia di numerose opere d’arte del ‘600 senese provenienti dalla Pinacoteca Nazionale, e l’altra concerne la salvaguardia delle opere d’arte di proprietà della Banca MPS presenti nella città di Siena.

La prima interrogazione di Falorni, Bianchini e Corsi, dunque, tratta il tema delle opere spostate dalla Pinacoteca. Eccone il testo.

Premesso che da notizie di stampa si è appreso che quasi una sessantina di preziose opere d’arte del ‘600 senese, quasi tutti dipinti più alcune sculture, sono state trasferite dai locali della Pinacoteca Nazionale al palazzo della Soprintendenza per i beni storici e artistici in via del Capitano, in locali che ospitano uffici amministrativi; CHIEDIAMO al sindaco: come si giustifica che un patrimonio d’arte così prezioso sia stato trasferito da un museo aperto al pubblico

(altro…)

Read Full Post »

Il Corriere della Sera – 10 dicembre 2014 di Gian Luigi Stella

PiazzaMiracoliStorta

Dallo scudetto alla zona retrocessione: come abbiamo potuto precipitare in soli dieci anni dal 1° al 18º posto come «marchio» turistico mondiale? L’ultima edizione del «Country Brand Index 2014-15», compilato in base ai giudizi di migliaia di opinion maker, la dice lunga sulla reputazione di cui godiamo. Restiamo primi per appeal : il sogno di un viaggio in Italia è ancora in cima ai pensieri di tutti. E primi per il fascino delle ricchezze culturali e paesaggistiche. E così per i nostri piatti e i nostri vini. Sul resto, però… Soprattutto sul rapporto prezzi/qualità. Eravamo al 28º posto: due anni e siamo precipitati al 57º. Un incubo.

«Nessun dorma», titola il capitolo dedicato al nostro Paese. Perché è da pazzi trascurare un settore come il turismo che sta vivendo il più grande boom mondiale di tutti i tempi e che potrebbe darci una formidabile spinta per cavarci dai guai. Invece, poco o niente. Rari accenni (10 citazioni su 46.059 parole) nello sblocca Italia, dove si parla dei «condhotel» o della necessità di «armonizzare» le offerte dei vari enti locali. Fine. Ma dov’è la piena consapevolezza di quanto il tema sia vitale per il nostro presente e il nostro futuro?

Dice il rapporto World Travel & Tourism Council che nel 2013 l’Italia ha ricavato dal turismo in senso stretto il 4,2% del Pil e compreso l’indotto il 10,3. La metà della promessa di troppi premier… Dice ancora che il turismo in senso stretto occupa 1.106.000 addetti (dieci volte più della chimica) e con l’indotto (compresi per capirci gli artigiani che fanno i gilè dei camerieri) 2.619.000, cioè un milione più degli addetti dell’industria metalmeccanica. Bene: dice l’archivio dell’ Ansa che su 1.521 titoli con Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia, non ce n’è uno associato alle parole turismo, turistico, turisti. Peggio ancora per Susanna Camusso: su 4.988 titoli, uno solo (uno!) associato al turismo. Per la Cgil ci sono solo i metalmeccanici, chimici, i pensionati… E il settore che impiega quasi il 14% degli occupati? Boh…

Una cecità insensata e collettiva che negli anni ha fatto disastri: dall’abolizione del ministero alle deleghe alle regioni chiamate ciascuna a giocar per conto proprio sul mercato mondiale, dai pasticci sull’Enit al sito italia.it per il quale furono stanziati 45 milioni di euro con risultati comici come le musiche dei filmati che raccontavano le regioni ai cinesi, in 19 casi su 20 di compositori stranieri. Soldi buttati. Col cesello finale di Matteo Renzi che due mesi fa ha chiesto ai ragazzi d’una startup palermitana: «Ce lo preparate voi un progetto gratuito sul turismo? Sarebbe una figata bestiale».

Secondo il premier, «ci manca una adeguata strategia e non sappiamo raccontare nel modo giusto il nostro prodotto. C’è bisogno di una grande campagna di comunicazione web, un’operazione di marketing in Rete per rilanciare il nostro turismo…». Giusto. Le classifiche «Brand Index», però, dimostrano inequivocabilmente che possiamo pure «raccontare» l’Italia con le parole più immaginifiche possibili, ma ciò non scioglierebbe i nodi fondamentali. Che sono altri.

Dicono quelle classifiche infatti che il «marchio» Italia è già conosciutissimo e primissimo per ciò di cui andiamo fieri: i tesori artistici, monumentali, paesaggistici. Ma, come spiega il dossier a noi dedicato, non possiamo più campare di rendita: tutte quelle cose «non sono più sufficienti a farci preferire ad altre destinazioni, specie perché il nostro rapporto qualità-prezzo è precipitato dal 28° al 57° posto, un tracollo!». Quasi trenta punti persi rispetto all’ultimo rapporto biennale.

Venezia resta Venezia, Roma resta a Roma e Capri resta Capri, ma i turisti stranieri non sono baccalà: non tornano, se si sentono bidonati. Peggio: scoraggiano gli amici e i parenti dal venire in un Paese stupendo ma che pretende di avere una sorta di diritto di imporre ai visitatori pedaggi ingiusti. Tanto più se, intorno, troppe cose sono insoddisfacenti.

«L’Italia perde posizioni proprio perché il suo percepito e anche il suo vissuto», spiega il rapporto Brand Index, «è quello di un Paese penalizzato da una cattiva gestione politica (24° posto), con un sistema valori che si va opacizzando sempre più (23° posto), poco attrattivo come destinazione per studi e investimenti (19° e 28°), con infrastrutture insoddisfacenti (23°), intolleranza (23°), scarsa tecnologia (29°) e una qualità della vita sempre più bassa (25°)».

L’ultimo dossier del World Economic Forum nel settore Travel & Tourism, come denuncia uno studio di Silvia Angeloni, ci rinfaccia per di più il modo in cui gestiamo le nostre ricchezze paesaggistiche: nella «sostenibilità ambientale» siamo cinquantatreesimi. Peggio ancora nell’indice «Applicazione delle norme ambientali», dove ci inabissiamo all’84º posto. Qualcuno pensa che sia furbo continuare ad aggiungere cemento e cemento da Taormina a Cortina, da Courmayeur a Santa Maria di Leuca? Ecco la risposta: i turisti internazionali ci dicono che quella roba lì non gli interessa. L’Italia che vogliono vedere è un’altra.

Fatto sta che, come dicevamo, nel primo Brand Index del 2005 il marchio Italia era primo assoluto. Nel 2007 quinto. Nel 2009 sesto. Nel 2011 decimo. Nel 2013 quindicesimo e nell’ultimo, 2014-2015, appunto, diciottesimo. Certo, rispetto al primo monitoraggio alcuni criteri sono stati cambiati. E l’insieme della «accoglienza» di un Paese, dall’igiene alla qualità dei prodotti locali, dalla sicurezza ai prezzi, è diventato più importante che non la ricchezza di tesori. Il tracollo segnala un problema: chiunque sia a Palazzo Chigi la nostra reputazione è a pezzi. Ma soprattutto il mondo del turismo ha preso atto che l’Italia non è impegnata, se non a chiacchiere, in un progetto di rilancio vero. Corposo. Decisivo. Capace di coinvolgere tutto il Paese.

Vogliamo fare qualche confronto fastidioso? Proviamo con la Gran Bretagna, che oggi viaggia con un Pil che cresce del 3% l’anno e ha i nostri stessi abitanti. Noi siamo al quinto e loro all’ottavo posto, staccati, tra i Paesi più visitati dai turisti internazionali, ma ci hanno quasi raggiunti per i ricavi: 40,6 miliardi di dollari contro i nostri 43,9. Qualche anno e ci pigliano.

Loro hanno 17 siti Unesco, noi il triplo (50 più due del Vaticano più un paio di patrimoni immateriali) per non dire delle Dolomiti, della costa Smeralda o della Riviera sorrentina, del cibo e dei vini dove non c’è confronto. E ti chiedi: com’è possibile che loro siano sei posti davanti a noi nel «marchio» e addirittura 24 posti (loro al 4°, noi al 28°) nella competitività turistica? Com’è possibile che, stando al dossier Wttc, il turismo con l’indotto pesi sul loro Pil per il 10,5%, cioè più che sul nostro o che abbiano nel turismo (sempre incluso l’indotto) oltre 4 milioni di addetti e cioè quasi un milione e mezzo più di noi?

Un piccolo dettaglio dice tutto: il nostro sito web ufficiale italia.it è in cinque lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco) e il loro visitbritain.com in dieci, il doppio, compresi il russo e il cinese. E vi risparmiamo altri confronti. Umilianti.

Ecco: non sarebbe il caso che nel Paese di Pompei, degli Uffizi, di Venezia, della Valle dei Templi e del Cenacolo leonardiano il turismo diventasse, finalmente, una grande questione nazionale?

Il Corriere della Sera – 10 dicembre 2014 di Gian Luigi Stella

Read Full Post »

La Repubblica –  13/11/2014

PiazzaSiena  PinacotecaSimoneMartini

CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA: REPLICA A MONTANARI.

PIER LUIGI SACCO

È su questa base che il progetto di Siena ha raccolto, tra gli altri, più di 300 partner in giro per l’Europa, i quali hanno pressoché tutti confermato la volontà di continuare a lavorare con Siena proprio perché si riconoscono in un laboratorio concreto per le “heritage cities” europee che rischiano appunto di trasformarsi in parchi a tema. Quanto alla partecipazione, Montanari dovrebbe sapere che il progetto di Siena è stato sviluppato attraverso centinaia e centinaia di incontri, programmati nel corso di tre anni di cui uno di gestione commissariale tutt’altro che semplice, con associazioni, organizzazioni culturali, singoli cittadini, nonché di momenti pubblici aperti in cui chiunque era invitato ad intervenire potendo fare, pubblicamente, qualunque tipo di domanda. Lavorando con pazienza, giorno per giorno, è stato possibile riattivare un’energia civica su cui solo un anno prima ben pochi avrebbero scommesso, e di cui restano ampie testimonianze facilmente accessibili.

(altro…)

Read Full Post »

Torrita151114edited

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: