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Da Redazione OK!mugello lunedì 14 set 2015

CentraleBiomasseMugello

L’Unione Montana dei Comuni del Mugello ha negato all’Associazione Italia Nostra la possibilità di partecipare alla Conferenza dei Servizi che questa mattina (lunedì 14) alle 11 dovrà esaminare la richiesta di costruire la controversa centrale a biomasse a Petrona. Ecco la nota, indignata, che riceviamo direttamente da Italia Nostra*:
*Italia Nostra Sez. Firenze
Clicca sotto per leggere.

CentraleBiomasseMugelloTesto

http://www.okmugello.it/mugello/biomasse-italia-nostra-esclusa-dalla-conferenza-ed-e-polemica/

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 IL Cittadinoonline 4 gennaio 2015 di Marco Norcini

geotermia

SIENA – La speculazione fatta sul territorio dell’Amiata non è sfuggita neanche all’autorevole Times inglese. La denuncia fatta all’opinione pubblica mondiale, attraverso il più prestigioso tabloid d’oltre Manica è stata lanciata dai parenti dello scrittore Graham Greene, Charlotte Horton e Alexander Greene, (nipoti di Alexander Greene, Sir Hugh Greene, fratello dello scrittore di libri gialli e direttore generale della BBC). Entrambi sono specializzati nella ristrutturazione dei monumenti antichi. Proprio in Maremma, infatti, avevano riportato a nuova vita il castello di Montempò, nel Comune di Scansano, nel pieno rispetto dei vincoli architettonici e dando un nuovo scopo e valorizzando il territorio. In seguito, nel 2000 dopo la vendita di Montepò a Jacopo Biondi Santi, già patron del Brunello a Montallcino, i Greene decisero di acquistare e ristrutturare il castello di Potentino nel Comune di Seggiano. Una sfida volta, anche in questo caso, al recupero di un monumento architettonico che rischiava la fatiscenza, e alla valorizzazione di un territorio nel quale si può produrre uno degli oli più particolari e costosi d’Italia, così come il vino Doc.

Riporta il Times: “I parenti dello scrittore Graham Greene, che credevano di aver trovato il paradiso ripristino castelli in Toscana, stanno combattendo quella che definiscono una piaga infernale dovuta agli inquinanti delle centrali elettriche”. E la contraddizione è proprio questa, la Toscana e il Governo centrale hanno perpetrato un tradimento nella vocazione dei territori e nell’economia di Tutta la Maremma. Dopo aver incoraggiato con incentivi a favore degli agriturismi e al ritorno alla campagna, portando a termine il progetto delle Strade del Vino e dell’Olio, dando uno scopo di economia compatibile con il territorio, adesso hanno voltato le spalle. L’amministrazione regionale e centrale si sono piegati alle lusinghe della grande industria, condendo autorizzazioni allo studio, e in seguito, al completamento di impianti geotermici. Sono circa una quarantina le autorizzazioni in tutta la Toscana di cui 20 solo in territorio grossetano. Ma non sono state risparmiate neanche le Crete senesi, così come la zona Docg del Brunello di Montalcino. La maggior parte delle riguardano eventuali

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da Il Cambiamento – di Massimo Nardi – 2 Ottobre 2014

“Gli impianti a biomasse emettono inquinanti e quindi vìolano platealmente la norma che prevede di mantenere buona la qualità dell’aria nell’ambiente, laddove lo sia, e migliorarla negli altri casi. Per questo tali impianti sono illegali”. Il chimico Federico Valerio va all’attacco e ribadisce: “Non è questa la strada”.

biomassaCentrale

Vi ricordate il dossier di Nomisma? La società di ricerca in campo energetico e ambientale affermava in quel documento che le biomasse risultano più inquinanti del gasolio, oltre che del gpl e del metano. Ma c’è chi lo ripete da molto più tempo ed è rimasto per lo più inascoltato. Si tratta del chimico Federico Valerio, già membro della Società Italiana Chimici e di Medici per l’Ambiente e Responsabile scientifico dell’Osservatorio Salute – Ambiente istituito dal Comune di Genova. Valerio ha diretto per anni il Dipartimento di chimica ambientale dell’Istituto Tumori di Genova e sull’argomento la sa molto lunga, più di molti altri. Lo abbiamo intervistato.

Dottor Valerio, lei si definisce scienziato preoccupato. Perché?
«Il concetto deriva dalla “Union of Concerned Scientists”, che è un’associazione internazionale di scienziati e ricercatori in tema ambientale, che si occupa, da qui il termine inglese, di tematiche ambientali e di salute. Ma allo stesso tempo, il termine “concerned” significa anche preoccupazione, perché di fronte ai continui allarmi e disastri ambientali si fa poco o nulla per prevenirli e risolverli totalmente. E la storia delle biomasse rientra in questa mia preoccupazione».
Qual è la situazione dei rifiuti in Italia e della loro gestione?
«Le nuove tendenze derivano dalla raccolta differenziata, che permette di recuperare i rifiuti e di immetterli in nuovi cicli produttivi, evitando così gli sprechi e creando altresì nuovi posti di lavoro. Ormai tutti quanti abbiamo capito che la strada da percorrere è questa, per cui la discarica da una parte o l’inceneritore dall’altro, dove spesso converge tutto senza differenziare, sono scelte antiche e sorpassate. L’Italia in questo senso ha accusato forti ritardi rispetto al resto d’Europa». 
Come mai l’Italia è lenta nel cambiare? E’ una questione politica o prettamente tecnica? 
«Sicuramente è politica, basti pensare a questa anomalia tutta italiana. Non tutti sanno che nelle tasse previste per l’elettricità, c’è una voce (Componente A3), pari al 7% del valore della bolletta, che copre i costi per la promozione della produzione di energia da fonti rinnovabili e assimilate. Ovvero quel 7% viene destinato anche alle biomasse, che beneficiano così di un vero e proprio finanziamento statale. Tutte queste centrali, inceneritori compresi, esistono perchè permettono affari sicuri, grazie agli incentivi quindicennali generosamente regalati loro, con i “certificati verdi”, certificati pagati da tutti gli italiani, con l’apposita tassa fissata sulla bolletta della luce».

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