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A tutti i sostenitori del Comitato Montagnola

In allegato, le osservazioni del CMS e di WWF, CAI e Legambiente alla valutazione di impatto ambientale avviato per due nuove cave di marmo nella Montagnola Senese, le ex-cave di Baulino e Moscona.

Buona lettura, e speriamo di bloccarle!

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Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, questo dossier fotografico realizzato da Helen Ampt

Alcune foto della cava di Pagaccino, coltivata dalla MAC srl.

Nel 2008, il Comune di Sovicille ha autorizzato un progetto con un primo lotto di 270.000 metri cubi da scavare in 5 anni.  Per un tale volume, un periodo piu’ consono sarebbe stato 54 anni (calcolo basato sul fabbisogno provinciale di marmo, sulla produzione minimo del 20% di blocchi e sul fatto che ci sono altre 5 cave di marmo attive in Montagnola).  Alla conferenza dei servizi, la Provincia e l’ARPAT avevano tutte le ragioni possibili per rifiutare l’autorizzazione di questo scempio, invece hanno dato parere positivo alla procedura di VIA e al progetto.

La produzione di blocchi dichiarata rispettivamente nel 2006, 2007 e 2008 e’ stata del 6,7%, 5% e 7%, mentre in verità blocchi più grandi di 60 cm non sarebbero mai stati visti.

Foto sfocata da Meletro.  Si vede chiaramente il raddoppio della superfice della cava negli ultimi mesi (la meta’ piu’ chiara a sinistra) che nel 2008 era tutto bosco.

A sinistra, una recente frana che interessa la parte “ripristinata”.   Notate la terra grigia di provenienza sconosciuta (rifiuti speciali?) scaricata nel piazzale.

Il prodotto di cava.  La scavatrice che carica i camion che fanno la spola al granulatore. Riuscite a vedere qualche blocco di marmo?

Sicurezza sul lavoro?  Le scavatrici aggrediscono la parete in pieno Sito di Importanza Comunitaria.

Due scavatrici in alto sopra il piazzale, dove si vede ancora la terza scavatrice della penultima foto.

Due scavatrici (martellone per rompere il marmo e benna per raccogliere i pezzi) che lavorano sull’orlo del precipizio.  Notate recinto fatiscente in primo piano.

Ubicazione della cava di Pagaccino:  nel SIC Montagnola, nella gola del Rosia, sopra Ponte della Pia, e prospiciente l’eremo di Santa Lucia nel SIC Alta Merse.

Ora che il nuovo progetto e’ stato approvato, il Comune e la Provincia parlano di chiudere la cava e di dare alla MAC una nuova superficie a Rassa, nel cuore della Montagnola!!  Secondo il CMS, questa ditta non ha le credenziali per scavare marmo, non avendo mai prodotto blocchi ed essendo proprietario di un granulatore recentemente ingrandito.
[sotto] VERI blocchi di MARMO che misurano circa 3x1x1 metri estratti nella cava MARRONETONE presso Molli, (Sovicille). Le vere cave di marmo hanno un aspetto diverso da Pagaccino!

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Questo post nasce come focus  su problematiche apuane, ma purtroppo rappresenta un acuto grido di allarme sui problemi derivante da una indiscriminata estrazione di materiali lapidei dalle cave della Montagnola Senese. I dati riportati da Mauro Chessa non lasciano molto spazio a visioni ottimistiche di lungo periodo, e lasciano intravedere un impauperimento progressivo dei giacimenti minerari e del valore ambientale della Montagnola a causa di una estrazione finalizzata ad usi che potrebbero risultare impropri e borderline rispetto le autorizzazioni rilasciate (n.di I.N.S.)

Apuane: 279 modi per dire carbonato di calcio By Eros Tetti in Salviamo le Apuane (Fileshttp://www.territorialmente.it/documenti/rete/Apuane-Chessa.pdf

Da Acquabianca a Zebrino, passando per il melenso Fior di pesco, l’esoterico Grigio trambiserra, l’aristocratico Persichino della rava, l’improbabile Verde Luana. I più noti probabilmente sono il Bardiglio, il Cipollino e il Bianco, il sovrano è certamente lo Statuario.

Sono le varietà commerciali dei marmi, secondo il Progetto Marmi Alpi Apuane, elaborato dal Centro di GeoTecnologie dell’Università di Siena per la Regione Toscana (2007).

Ma negli ultimi 2 decenni si è affermata una categoria merceologica trasversale: il detrito di marmo, gli scarti di lavorazione che alimentano i ‘ravaneti’, cioè le discariche minerarie delle Apuane.

Il detrito viene polverizzato in carbonato di calcio e così impiegato per la produzione di plastiche, gomme, pneumatici, isolanti, vernici, colle, carta, prodotti chimici, farmaceutici, cosmetici e nell’edilizia.

Solo per l’abbattimento degli ossidi di zolfo nelle emissioni di una centrale elettrica a carbone da 1.000 Megawatt ne servono 50.000 metri cubi all’anno; 1.500 tonnellate all’anno per il dentifricio venduto in Italia; poi una quantità indefinita nei mangimi e negli alimenti. In effetti l’interesse per il carbonato di calcio nasce nei primi anni ’90, quando venne abbassato il grado di purezza di quello utilizzabile nell’industria alimentare, così rientrò nei limiti il marmo delle Apuane: si chiudeva l’era della ‘Milano da bere’ e si apriva quella delle Apuane da mangiare.

La seconda vita del marmo potrebbe essere positiva, meglio usare che buttare, anche per gli aspetti ambientali, se comportasse il risanamento dei ravaneti instabili, recenti, e rappresentasse un incentivo al recupero della ‘marmettola’ (la poltiglia derivante dalla lavorazione dei blocchi).

Ma così non è stato perché alcuni imprenditori non hanno visto nel commercio degli scarti un accessorio, da sviluppare con le tecniche ed i modi opportuni sul materiale che andrebbe perso, ma un’attività che giustifica di per se l’escavazione e l’aggressione piratesca dei ravaneti.

Il detrito ha un valore assai inferiore rispetto ai blocchi, ma la nuova economia è interessante perché è meno legata alla stagionalità, richiede tecniche poco impegnative, meno personale non particolarmente specializzato ed attrezzature ordinarie. Si tratta cioè di una attività ‘flessibile’, poco rischiosa e quindi particolarmente appetibile, soprattutto in tempi di mercati instabili e volatili.

Inoltre la produzione del marmo in blocchi è diventata assai più rapida, liberando tempo, a parità di quantitativo prodotto, per altre attività: l’introduzione del diamante sintetico negli utensili da taglio (che si è affermata proprio nel periodo in cui si scopriva la redditività del carbonato di calcio) ha incrementato la capacità di taglio dai 0,23 – 0,88 mq/ora del filo elicoidale agli 8 – 12 mq/ora attuali del filo diamantato: quello che prima si faceva in un giorno oggi richiede meno di un’ora.

Il caso carbonato di calcio è da inquadrare in un contesto ampio, dove giocano un ruolo la diminuzione degli addetti nel comparto e la particolare attitudine di alcuni a perseguire la mera ricerca del profitto, tanto da portare il sindaco di Carrara a dichiarare che il Comune «deve tornare a essere proprietario delle cave e darle solo a chi le lavora nel rispetto della legalità» (settembre 2010). (altro…)

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Subject: Nuove cave in Montagnola
Carissimi,
il 9 agosto, ore 10, all’ARCI di Sovicille, la MAC srl presenta la Valutazione di Impatto Ambientale per i suoi futuri progetti di escavazione a Moscona e Baulino-Casanova. Sono cave vicini a Tonni, Rassa, Cerbaia, Casanova e La Castellina, che dovrebbero essere concesse alla societa’ con la condizione di chiusura delle cave di Pagaccino e Pian delle Croci, prima dell’esaurimento dei volumi autorizzati.
Si puo’ credere o meno che le cose andranno in questo modo, e che la ditta iniziera’ a tagliare blocchi di marmo con il filo, cosa mai visto negli ultimi 40 anni.
Invito tutti ad essere presenti alla presentazione, anche per conoscere il professionista che riesca a fare un bilancio di impatto ambientale positivo per cave di inerti in un Sito di Importanza Comunitaria (SIC)!
Comitato per la Salvaguardia della Montagnola Senese

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Roberto Fortini, socio di Italia Nostra di Casole d’Elsa e membro attivo di CasoleNostra, associaziane ambientalista direttamente collegata a ItaliaNostra di Siena, lancia un appello per salvare la collina di Casine Rosse, tra le frazioni del Merlo e di Cavallano, nel Comune di Casole d’Elsa

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