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da Il Cambiamento – di Massimo Nardi – 2 Ottobre 2014

“Gli impianti a biomasse emettono inquinanti e quindi vìolano platealmente la norma che prevede di mantenere buona la qualità dell’aria nell’ambiente, laddove lo sia, e migliorarla negli altri casi. Per questo tali impianti sono illegali”. Il chimico Federico Valerio va all’attacco e ribadisce: “Non è questa la strada”.

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Vi ricordate il dossier di Nomisma? La società di ricerca in campo energetico e ambientale affermava in quel documento che le biomasse risultano più inquinanti del gasolio, oltre che del gpl e del metano. Ma c’è chi lo ripete da molto più tempo ed è rimasto per lo più inascoltato. Si tratta del chimico Federico Valerio, già membro della Società Italiana Chimici e di Medici per l’Ambiente e Responsabile scientifico dell’Osservatorio Salute – Ambiente istituito dal Comune di Genova. Valerio ha diretto per anni il Dipartimento di chimica ambientale dell’Istituto Tumori di Genova e sull’argomento la sa molto lunga, più di molti altri. Lo abbiamo intervistato.

Dottor Valerio, lei si definisce scienziato preoccupato. Perché?
«Il concetto deriva dalla “Union of Concerned Scientists”, che è un’associazione internazionale di scienziati e ricercatori in tema ambientale, che si occupa, da qui il termine inglese, di tematiche ambientali e di salute. Ma allo stesso tempo, il termine “concerned” significa anche preoccupazione, perché di fronte ai continui allarmi e disastri ambientali si fa poco o nulla per prevenirli e risolverli totalmente. E la storia delle biomasse rientra in questa mia preoccupazione».
Qual è la situazione dei rifiuti in Italia e della loro gestione?
«Le nuove tendenze derivano dalla raccolta differenziata, che permette di recuperare i rifiuti e di immetterli in nuovi cicli produttivi, evitando così gli sprechi e creando altresì nuovi posti di lavoro. Ormai tutti quanti abbiamo capito che la strada da percorrere è questa, per cui la discarica da una parte o l’inceneritore dall’altro, dove spesso converge tutto senza differenziare, sono scelte antiche e sorpassate. L’Italia in questo senso ha accusato forti ritardi rispetto al resto d’Europa». 
Come mai l’Italia è lenta nel cambiare? E’ una questione politica o prettamente tecnica? 
«Sicuramente è politica, basti pensare a questa anomalia tutta italiana. Non tutti sanno che nelle tasse previste per l’elettricità, c’è una voce (Componente A3), pari al 7% del valore della bolletta, che copre i costi per la promozione della produzione di energia da fonti rinnovabili e assimilate. Ovvero quel 7% viene destinato anche alle biomasse, che beneficiano così di un vero e proprio finanziamento statale. Tutte queste centrali, inceneritori compresi, esistono perchè permettono affari sicuri, grazie agli incentivi quindicennali generosamente regalati loro, con i “certificati verdi”, certificati pagati da tutti gli italiani, con l’apposita tassa fissata sulla bolletta della luce».

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Clicca l’immagine sotto per ingrandirlaBIOGAS NEL PARCO biogas nel parco (1)

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Domenica 18 maggio si svolgerà ad Assisi per la seconda volta il convegno dei comitati No Biogas e No Biomasse e nel pomeriggio la “Marcia per la salute, l’aria, il cibo, l’acqua, la terra puliti” indetta dal Coordinamento Nazionale TERRE NOSTRE.

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Ecco l’appello che i promotori dell’iniziativa del 18 maggio rivolgono alle associazioni, ai coordinamenti ai comitati, ai singoli per l’adesione e la partecipazione alla marcia di Assisi del 18 maggio.
Il 18 maggio si terrà ad Assisi la seconda Marcia per la salvaguardia della salute, per l’aria, il cibo, l’acqua, la terra pulita che avrà per tema principale l’opposizione alla proliferazione degli impianti a biomasse e a biogas individuata come minaccia attuale, insidiosa e diffusa capillarmente sul territorio.
L’appuntamento di Assisi rappresenta una tappa importante nella crescita di un movimento spontaneo contro la corsa alla realizzazione di centrali a biomasse e biogas, all’eolico selvaggio, all’incenerimento dei rifiuti, al persistente massiccio utilizzo di pesticidi e altre forme vecchie e nuove di nocività ambientale. In Umbria si ritroveranno comitati provenienti da tutta Italia uniti dall’obiettivo di proteggere l’ambiente, la salute, l’agricoltura anche dalle speculazioni della green economy.
La crescita senza regole di impianti a biomasse e al biogas rappresenta oggi una delle principali emergenze sul fronte della tutela
della salute e dell’ambiente. Contrastarla significa agire allo snodo dei principali problemi ecologici e sociali del nostro tempo: quello della gestione dei rifiuti (che con le biogas e le biomasse assume la dimensione di uno smaltimento diffuso e incontrollabile), della (altro…)

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Quali aggettivi tra questi utilizzereste per promuovere il Parco della Maremma? “Bello, sano, silenzioso, profumato, naturale, verde e azzurro, oppure industriale, inquinante, rumoroso, puzzolente, pericoloso per la salute e speculativo”. Sicuramente i primi e non i secondi. Un impianto per la produzione di energia è una struttura molto complessa sia nella fase costruttiva che in quella gestionale; ad esempio in pochi ci dicono che mal si conciliano con la richiesta di installare un impianto a biogas nel Parco Naturale della Maremma, anche se può sembrare noioso vorrei spiegare, in modo che tutti possano sapere che cosa è un impianto a biogas ad evitare che si possa essere tratti in inganno da un nome così accattivante.

–    Il substrato (cioè il materiale utilizzato per la produzione del gas) è composto da liquami, prodotti agricoli e scarti agroindustriali che non sono, come si usa dire, a chilometri zero, ma devono essere trasportati dai ….

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