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Posts Tagged ‘Alta Valdelsa’

GeotermiaIdifensorivigilate

da La Nazione Siena 13 Agosto 2015

«DUE POZZI profondi a Montecastelli; tre pozzi geognostici, a Casole, Radicondoli e Volterra; rilievi geofisici sismici a riflessione nei comuni di Casole, Colle, Radicondoli, San Gimignano, Castelnuovo Val di Cecina e Volterra». A pochi giorni dalla scadenza della moratoria sui permessi geotermici (26 agosto) decisa lo scorso febbraio dalla Regione, il Comitato Difensori della Toscana rilancia la sua battaglia contro l’utilizzo industriale della geotermia, elencando i progetti geotermici che interessano la Valdelsa sospesi, ma pronti a riprendere il proprio cammino. «Prepariamoci ad una possibile ripresa delle attività invasive – è l’ammonimento – Nei mesi scorsi alcuni individui sono stati sorpresi a vagare nei terreni agricoli e alla richiesta di spiegazioni si sono dichiarati tecnici inviati dalla Regione: dicevano il falso, perchè la Regione non invia nessun tecnico senza prima avvisare gli interessati. E’ possibile per tutti i cittadini opporsi all’ingresso di persone e mezzi indesiderati nei terreni di loro proprietà o conduzione: se dovesse capitare una situazione del genere, è necessario chiamare subito i carabinieri per identificare i responsabili. Invitiamo a segnalare tempestivamente avvistamenti di eventuali attività sospette in modo da poter diffondere velocemente le informazioni al riguardo». La moratoria era stata decisa per permettere alla Regione di approvare nuove regole sullo sfruttamento della risorsa geotermica, ma al momento non è stato ancora reso noto niente. I Difensori rilanciano, quindi, le loro richieste circa l’obbligo di una documentazione più specifica su rischi e benefici di un impianto, una modifica delle norme di impatto ambientale, l’obbligo di costruire nuove centrali solo nelle zone industriali e l’indizione di referendum vincolanti.

da La Nazione Siena 13 Agosto 2015

geotermia

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NoGeotermiaValdelsa

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LA NAZIONE SIENA  23 dic 2014

ETNA PLUS«UN SILENZIO assurdo e assordante che deve finire». Torna alta la protesta dei colligiani per il silenzio che continua a circondare la vicenda della Fabbrichina, a due mesi dalla decisione quasi unanime del consiglio comunale (unico voto contrario quello dei 5Stelle) di non intervenire per un’immediata messa in sicurezza del cantiere, abbandonato da un anno e mezzo e ormai ricoperto dall’acqua per un’altezza di sei metri. Anche perché il problema che ora assilla gli abitanti è di tipo igienico-sanitario. «In quell’enorme quantità di acqua, è in macerazione da almeno 18 mesi un ex cantiere edile affermano Stupisce negativamente che ai piani alti’ nessuno sia stato colto almeno dalla curiosità di sapere cosa si sta sviluppando in quel grande lago di acqua putrida. Non dimentichiamo che ad essere ETNA PLUSimmersi non sono elementi naturali, ma grandi quantità di legname, plastica, ferro e altri metalli. Quali effetti si stanno producendo nel sottosuolo per la loro macerazione? Quali conseguenze per la falda acquifera che è stata intercettata durante i lavori e che ha riempito la buca senza che nessuno sappia dove va a finire quell’acqua?» Non mancano, inevitabilmente, i riferimenti alle rassicurazioni fornite durante il consiglio comunale dello scorso mese di settembre, quando da parte dell’amministrazione comunale fu asserito che l’ex cantiere è in perfetta sicurezza. «Di quale sicurezza stiamo parlando si domandano inquieti i cittadini Sono passati altri tre mesi, l’acqua ha continuato a salire, le tante piogge hanno trascinato di tutto in quel gigantesco invaso proprio a ridosso del centro cittadino e nessuno ha più detto una parola sulla vicenda, né mosso un dito per capire cosa sta succedendo là sotto. Tutto questo deve finire».

ETNA PLUS

LA NAZIONE SIENA  23 dic 2014

 

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da La Repubblica 24/09/2014 – MAURIZIO CROSETTI

TorracciaChiusi

Il tesoro giace sotto questi teli neri dell’immondizia, tra un fiore giallo solitario al centro del campo e un cespuglio là in fondo. Dietro la rete di recinzione mezza divelta, oltre il cartello (“Pericolo!”) che penzola nel vuoto, sotto la plastica trattenuta dai sassi e sfidata dal vento, c’è una villa romana del terzo secolo dopo Cristo, una meraviglia di mosaici, sale, padiglioni, marmi. C’è, ma tra poco potrebbe venire di nuovo coperta di terra per ordine della Sovrintendenza ai beni architettonici. Sepolta, laggiù dov’è stata per milleseicento anni. Incombe un possibile funerale dal valore altamente simbolico: officiante il rito, la triste burocrazia italiana.
Il luogo è circondato dalla bellezza quasi insostenibile delle colline senesi, poco oltre San Gimignano, frazione di Aiano-Torraccia di Chiusi. Qui, dal 2005 al 2012 è stato riportato alla luce un sito archeologico di enorme valore, sette anni di lavoro per ridare vita alla dimora di un nobile romano, probabilmente un proconsole dell’Impero. Una scoperta monumentale e inattesa, intuita già negli anni Venti dal grande archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli e svelata in parte all’inizio degli anni Settanta, qui, lungo la via Francigena. Centinaia di persone hanno scavato a forza di pale, ripulito, restaurato, inventariato un capolavoro accostabile alla Villa del Casale di Piazza Armerina, facendo però i conti senza l’oste. Cioè senza il signor Leonardo Berti, pensionato e proprietario del terreno. Vittima di qualche guaio finanziario, costui sta per essere dichiarato fallito dal tribunale di Siena, e i suoi beni andranno all’asta. Tutti, compreso il campo dei miracoli: 10mila metri quadrati, di cui 2.500 scavati forse invano. Siccome non si può pagare l’indennizzo di occupazione (una miseria, 500 euro l’anno) a chi è invischiato in un fallimento, e non si può identificare legalmente il soggetto al quale versare la somma, da quasi tre anni gli scavi sono fermi. E potrebbero non riprendere mai più.
Si mangiano il fegato non solo ricercatori e studiosi, ma anche gli sponsor: l’Università cattolica di Lovanio, in Belgio (che ha la concessione dello scavo), la Fondazione Monte dei Paschi, l’Università di Firenze e il Comune di San Gimignano. Finora hanno speso (o sprecato) 220mila euro, e potrebbe finire anche peggio. «Per proteggere il sito dalle intemperie, la Sovrintendenza può ordinare di ricoprirlo e a quel punto non ci sarebbero più certezze sul destino della villa ». Il professor Marco Cavalieri, direttore scientifico della missione e docente di archeologia romana proprio a Lovanio, rivela come in Belgio definiscono tutta questa storia: «I miei colleghi la chiamano “la vicenda della repubblica delle banane”, e c’è davvero da vergognarsi. Questa è l’immagine che dà l’Italia di se stessa, di come non sappia o non voglia tutelare i tesori culturali».

Dietro le vetrate del suo piccolo ufficio, guardando dall’alto i giapponesi che fotografano ogni millimetro di San (altro…)

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“Tutto quello che avreste voluto sapere sulla geotermia, ma che non avete mai osato chiedere…..” ( e che soprattutto qualcuno si è ben guardato da spiegarvi) – Parafrasando Woody Allen si potrebbe sintetizzare così il 3° video della trilogia. Il lavoro è idealmente diviso in 6 parti: la prima riassume brevemente i punti salienti del 1° e del 2° video; la seconda parte analizza per sommi capi la parte del piano di prospezioni gravimetriche e magnetotelluriche che una grande multinazionale sta portando avanti sul territorio casolese, in particolare nelle frazioni di Monteguidi e Mensano. La terza parte del video illustra molto dettagliatamente le isoterme (cioè le temperature del sottosuolo) che il Ministero dello Sviluppo Economico stima a 1000, 2000 e 3000 metri di profondità, esaminandole zona per zona (in particolare Monteguidi e Mensano). La quarta parte spiega sinteticamente alcuni concetti molto semplici e basilari afferenti la materia geotermica, mentre la quinta trae spunto dalla quarta per confrontare i 2 tipi fondamentali di centrale geotermica. La sesta parte conclude offrendo allo spettatore alcuni spunti di ragionamento su quello che poi è lo scopo della trilogia, e cioè verificare se il nostro territorio possa offrire -o meno- opportunità per la realizzazione di centrali geotermiche (magari a ciclo binario) per lo sfruttamento delle risorse geotermiche presenti nel sottosuolo del Comune di Casole.

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Il secondo video della trilogia ripercorre molto brevemente i contenuti del primo, e si pone come obiettivo di essere un ‘tutorial’ essenziale per consentire a chiunque di accedere ai dati presenti nel portale del Ministero dello Sviluppo Economico relativi alle curve di flusso e di temperatura presenti nel sottosuolo del territorio comunale di Casole d’Elsa. nella terza parte del II° video si inizia quindi ad esaminare la distribuzione dei flussi di calore tra Montecastelli, Monteguidi, Mensano Casole città e Pievescola.

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Geotermia a Casole d’Elsa – Quale Futuro per Questo Territorio? – I° Parte  (di Roberto Fortini)

In questo primo video si raffronta il paesaggio casolese ed altovaldesano, così come è stato descritto anche dalla rivista nazionale Bella Italia, con alcuni scorci di aree interessate dallo sfruttamento geotermico. Teniamo a precisare che il video non si pone nè a favore , nè contro la geotermia; si limita soltanto a mostrare alcune modificazioni paesaggistiche. Il titolo del video suggerisce esso stesso una valutazione ‘costi/benefici’ di un determinato tipo di indirizzo.
Le immagini si alternano tra loro come i 2 piatti di una bilancia, e lasciano ad ogni spettatore la possibilità di stabilire la posta in gioco.
Anche se non espressamente formulata, aleggiano sempre 2 domande : quanto valgono l’ambiente ed il paesaggio?
Ed è più giusto cercare maggiori quantità di energia, o investire risorse adeguate per attuare una seria politica di risparmio energetico?

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